Il Commento

La diaspora italiana fra sacrificio e memoria

TORONTO – Dieci anni fa, un operaio edile in pensione e sindacalista, Marino Toppan, abilmente assistito da Paola Breda, intraprese un percorso personale per raccontare la storia dei giovani (principalmente uomini) che lasciarono l’Italia per cercare “fama e fortuna” in questa terra promessa: il Canada. Immaginate l’ottimismo e il coraggio di questi ragazzi, alcuni ancora adolescenti, che percorsero 5.000 km da un continente al Nord America e, in certi casi, diverse migliaia di chilometri in più verso le remote regioni interne di una terra che a malapena potevano immaginare esistesse, viaggiando per due settimane o più attraverso l’Atlantico, in nave, fino agli anni Sessanta.

La gloria attribuita a coloro che emersero da anni — decenni — di dolore, talvolta di umiliazione per essere trattati come affidabili bestie da soma, e di sacrifici, conquistando l’indipendenza economica e sociale, è materia di sogni. Era un traguardo tutt’altro che facile da raggiungere. I servizi sociali e le agenzie governative per assistere i bisognosi erano rari, soprattutto per gli stranieri.

Le leggi sulla sicurezza sul lavoro erano deboli, inefficaci, e gli infortuni venivano raramente risarciti, fino all’inizio e alla metà degli anni Settanta, quando gli “attivisti” si sindacalizzarono, si politicizzarono e portarono cambiamenti. Molti di quei giovani uomini, audaci e coraggiosi, subirono gravi infortuni sul lavoro. Altri morirono… uccisi dalla negligenza e dall’indifferenza dei loro datori di lavoro. Marino Toppan visse in quell’ambiente. Incontrò le mogli, i genitori e le famiglie dei sopravvissuti. Non si trattava di semplici statistiche.

La loro storia doveva essere raccontata. Il Canada di cui oggi andiamo orgogliosi è un’infrastruttura (in evoluzione) le cui fondamenta furono gettate da quella diaspora italiana: nelle fattorie, nelle miniere, nelle fabbriche, nelle fonderie, nei cantieri, sulle ferrovie, nei progetti di costruzione della nazione, in ogni angolo e città del paese. I successi raccontano la loro storia e, come spesso accade ai “vincitori” nella storia, i loro trionfi finiscono presto per essere accettati, anche se con riluttanza. Le vittime, invece, sono fortunate se sono state sepolte, i loro nomi ricordati solo dalle famiglie che ne hanno pianto la perdita.

Toppan voleva raccontare la loro storia. Più approfondiva le ricerche, maggiore era il numero delle vittime che emergevano… con grande dispiacere di tutti. C’è una tristezza legata alla scoperta graduale di un numero crescente di lavoratori italiani caduti. Il memoriale dedicato a loro, nei giardini di Villa Colombo, è oggi il più grande del suo genere in Canada.

Il 28 aprile è ora una Giornata nazionale di commemorazione per coloro che hanno perso la vita nella costruzione di questa Nazione. Molti “sopravvissuti” li hanno celebrati con cerimonie a Villa Colombo. Tanti sindacalisti, un tempo disprezzati ma oggi riconosciuti come essenziali per il progresso collettivo, erano presenti per lodare Toppan e coloro che hanno sostenuto la sua iniziativa, augurando al suo comitato continuo successo nello sviluppo di una visione sempre più completa della storia del Canada e del suo popolo.

Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù

Nella foto in alto, il Console Generale Luca Zelioli durante il suo intervento; qui sotto, una fotogallery della cerimonia (foto: Corriere Canadese)

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