Il Commento

Terze Lingue, il NCIC rompe il silenzio

TORONTO – Le reazioni nel mondo politico a volte arrivano lentamente, ma come una marea i risultati sembrano inevitabili. Questa non è stata una settimana particolarmente felice per il governo provinciale dell’Ontario. Gli esempi non mancano: ritardi relativi al Ponte Gordie Howe, l’inevitabile erosione del suo settore manifatturiero mentre Trump mette sotto pressione i produttori situati in Canada, e il distacco del governo federale da iniziative provinciali come l’espansione dell’aeroporto Billy Bishop. Motivazioni di parte, secondo alcuni, ma i danni continueranno a peggiorare per chi è al governo.

Nel settore dell’Istruzione Pubblica, dopo mesi di silenzio sulla questione del curriculum nelle scuole elementari in generale e sulla rinuncia al valore formativo dei programmi di insegnamento della “terza lingua”, offerti da cinquant’anni nelle scuole dove il numero degli studenti lo giustifica, il National Congress of Italian Canadians (NCIC) ha infine detto: “ora basta”.

In una lettera (in alto) indirizzata ai media e alla maggior parte dei politici provinciali della GTA, con una vistosa omissione, l’organizzazione sostiene le ragioni del programma integrato delle lingue internazionali, denuncia la mancanza di un dialogo pubblico prima e dopo la decisione di cancellarlo e mette in discussione la saggezza di preferire il pareggio di bilancio – obiettivo non ancora raggiunto – a finalità che servono gli interessi immediati e a lungo termine dei soggetti coinvolti. Vale a dire i genitori contribuenti, preoccupati per la perdita dei valori culturali e sociali sviluppati attraverso l’infrastruttura di valorizzazione della lingua d’origine.

Si tratta di un intervento moderato e obiettivo, successivo alle posizioni [in confronto] coraggiose e ferme, sostenute dalla trustee Teresa Lubinski del Ward 4, l’area immediatamente a sud della ministra Kinga Surma (potete vedete la lettera di Lubinski cliccando qui: REINSTATE I.L. DAY PROGRAM). Il NCIC chiede responsabilità, apparentemente non vedendone alcuna nel processo di cancellazione: nessuna responsabilità verso gli interessi dei bambini e ancor meno verso i genitori che pagano le tasse.

La severità del loro intervento di ieri emerge dalla critica implicita ed esplicita alla motivazione economica avanzata dal Commissario Straordinario (dal cognome italiano e membro della Saint Thomas More Society of Advocates), dall’approvazione tacita della stessa da parte del Ministro dell’Istruzione (anch’egli di origine italiana), dalla apparente mancanza di preoccupazione del Ministro associato per la Salute Mentale (anch’egli di origine italiana e membro della famiglia allargata del NCIC) e dall’approvazione del COO, Adrian Della Mora, Direttore affari accademici.

Lubinski, polacca di nascita, sta portando avanti la battaglia per la responsabilità del curriculum nell’esercizio dei suoi obblighi verso i diritti confessionali dei cattolici sanciti dalla Costituzione. Ha cercato il dialogo e ha risposto alle altre comunità etniche presenti nel provveditorato cattolico, come quelle portoghese, filippina e italiana.

Questo è un primo segnale che qualcuno stia ascoltando. È incoraggiante.

Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù

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