Bozza d’accordo Unifor-Ford ma “l’effetto Toyota spaventa”
TORONTO – Via libera alla bozza d’accordo tra Unifor e Ford. A conclusione di un negoziato abbastanza breve rispetto a quanto avvenuto in passato – la trattativa era iniziata lo scorso 22 giugno – il sindacato canadese dei metalmeccanici e il gigante auto americano hanno trovato un accordo di massima sul rinnovo contrattuale che riguarda circa 5mila operai negli stabilimenti in Ontario e Alberta. La bozza ora dovrà essere ratificata dalla base: in caso di via libera il nuovo contratto avrà una validità triennale. Come è ormai prassi assodata, la bozza dell’accordo blindato da Unifor con la Ford verrà utilizzata anche dalla Chrysler – cioè Stellantis – e General Motors, ma per l’inizio della trattativa si dovrà attendere la ratifica dei metalmeccanici prevista nei prossimi giorni.
A una notizia positiva per il settore auto canadese, se ne aggiunge però una seconda che conferma come ci siano ancora nubi all’orizzonte. La scorsa settimana, infatti, Toyota ha annunciato la decisione di spostare la produzione di uno dei suoi modelli dal Messico agli Stati Uniti. Il gigante automobilistico giapponese investirà 3,6 miliardi di dollari per la costruzione di uno stabilimento a San Antonio, in Texas.
Si tratta di un ulteriore segnale di come le politiche protezionistiche del presidente americano Donald Trump inizino a provocare degli effetti: con lo spostamento della produzione negli Stati Uniti, Toyota di fatto si toglie dall’equivoco del rischio di dover pagare in futuro dei dazi doganali, visto anche che la trattativa sul rinnovo del Cusma è ferma al palo e il nodo del contenuto locale di produzione del settore auto non è stato ancora sciolto.
Le conseguenze “dell’effetto Toyota”, quindi, si potrebbe avvertire anche in Canada, con le case automobilistiche che producono modelli nel nostro Paese tentati dall’idea di spostare la produzione direttamente negli States. E non si tratta di un’ipotesi campata in aria, perché in effetti negli ultimi diciotto mesi ci sono stati dei tagli nei torni produttivi nello stabilimento della General Motors a Oshawa. Per non parlare della crisi allo stabilimento di Brampton di Stellantis, fermo di fatto dal 2023. Insomma, si riparte da un clima di grande incertezza, alimentato dalla mancanza di progressi nel negoziato per il rinnovo dell’accordo di libero scambio nordamericano e dalla volontà da parte dell’amministrazione americana di andare avanti con la politica delle tariffe doganali.
Ma più in generale questo clima di pessimismo non riguarda solamente il settore auto. Uno studio pubblicato la scorsa settimana da KPMG ha messo in luce come quattro aziende canadesi manifatturiere su dieci negli ultimi dodici messi o hanno trasferito la propria produzione negli Stati Uniti o stanno pianificando di farlo.
In alto: Meredith Keenan di Ford Canada e Lana Payne, presidente nazionale del sindacato Unifor (foto credit Unifor)

