Il taccuino mundial del Corriere / Il Mondiale infantinizzato pronto a volare a quota 64
TORONTO – Qatar, Curacao, Haiti, Giordania, Iraq. Sono solo alcune delle improbabili nazionali che ci hanno “deliziato” in questa edizione della Coppa del Mondo. Ma siamo solo all’antipasto, perché tra quattro anni potremmo ritrovarci sul groppone ben altro: magari le Isole Cayman, o Saint Lucia, o Guadalupa, o perché no Vanuatu, Fiji o le Isole Salomone. Ma visto che sognare non costa nulla, perché non immaginarsi la poderosa nazionale di San Marino, o quella di Gibilterra, o – non ce ne voglia il Santo Padre – quella della Città del Vaticano?
Ancora non abbiamo finito di digerire questo pesantissimo e pessimo carrozzone a 48 squadre che già ci troviamo sul menù un futuro allargamento a 64. La proposta, manco a dirlo, arriva direttamente dal presidentissimo della Fifa Gianni Infantino, che ha consolidato il suo potere – assoluto – proprio grazie all’appoggio delle piccole federazioni: “Do ut des, tu mi sostieni e io apro le porte del Mondiale a tutti, o quasi”.
Voci di corridoio, più o meno confermate, raccontano di un Infantino che di calcio ne capisce davvero poco, un freddo burocrate calcolatore che ha fatto la sua scalata alla Fifa fino ad arrivare alla presidenza. E in effetti quando il nostro prode parla di calcio, molto spesso lascia basiti i suoi interlocutori. “Abbiamo registrato il record di gol nella storia dei Mondiali”, è il suo mantra. E grazie, aggiungiamo, con 104 partite come doveva andare a finire? La qualità infima di molte squadre alla prima esperienza Mundial ha contribuito a far aumentare questo dato. Ma l’equazione più gol uguale più spettacolo è un concetto molto nordamericano dello sport. Fosse davvero così, tanto varrebbe lasciar perdere le Nazionali e andarsi a vedere le partite del dopo lavoro, che spesso finiscono con risultati dove serve il pallottoliere.
La qualità dei Mondiali 2026 è stata squallida, infima, scadente, spregevole. Di gran lunga, la peggiore del nuovo Millennio. Sulla maggior parte delle 72 partite della fase a gironi il buongusto ci obbliga a stendere un velo pietoso, per vedere un calcio di qualità, di livello Mondiale, abbiamo dovuto attendere gli ottavi – e nemmeno tutti a dire il vero – e i quarti di finale. Non osiamo nemmeno immaginare cosa possa essere una fase a gironi con 64 squadre, dove le partite diventerebbero 96 prime del turno a eliminazione diretta. Meglio prepararsi in anticipo, perché “l’infantinizzazione” dei Mondiali continuerà la sua inesorabile marcia, con il rischio concreto di realizzazione del progetto già per il Mundial 2030.
Tenendo conto che in questo momento sono ben 211 le federazioni nazionali iscritte alla Fifa, le 64 potenziali qualificate rappresenterebbero più di un quarto del totale. Non che il Pontefice abbia bisogno di consigli, per carità. Fossimo in lui, però, inizieremmo a intensificare gli allenamenti delle Guardie Svizzere e dei parroci di provincia, chissà che non salti fuori qualche buon giocatore che possa portare il Vaticano verso il sogno iridato e la gloria?
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