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Il taccuino mundial del Corriere / La “Battaglia di Santiago” e i 4 cartellini rossi di Ibra

TORONTO – Il 2 giugno 1962 andò in scena quella che viene considerata ancora oggi la più violenta partita di calcio della storia: la famigerata “Battaglia di Santiago”. L’Italia e i padroni di casa del Cile scesero in campo all’Estadio Nacional nella fase a gironi dei Mondiali. Il clima era ostile, per usare un eufemismo, colpa – ci dicono le cronache dell’epoca – dei reportage di due giornalisti italiani, Antonio Ghirelli e Corrado Pizzinelli. I due reporter al seguito della Nazionale azzurra avevano descritto le condizioni e la povertà del Paese ospitante, che si stava faticosamente riprendendo dal catastrofico terremoto di Valdivia del 1960.

Nei loro pezzi descrivevano la capitale Santiago come una città “arretrata, povera e disorganizzata”. Quando la Nazionale italiana scese in campo venne accolta da una bolgia infernale e da un clima di totale ostilità.

Il primo fallo avvenne dopo appena 12 secondi dal fischio d’inizio. Da quel momento in poi, saltò ogni briciolo di regolamento. La polizia dovette entrare sul terreno di gioco per ben quattro volte per sedare le risse tra i calciatori. L’italiano Giorgio Ferrini venne espulso dopo soli 7 minuti per un fallo di reazione; rifiutandosi di uscire, fu portato via dalla polizia. Poco dopo venne cacciato anche l’altro azzurro Mario David.

Il cileno Leonel Sánchez sferrò un gancio sinistro al volto dell’italo-argentino Humberto Maschio, rompendogli il naso. Incredibilmente, l’arbitro non prese provvedimenti e Sánchez rimase in campo. Giocando in 9 contro 11 per quasi tutto il match, l’Italia resistette eroicamente ma alla fine il Cile vinse per 2-0 con i gol di Ramírez e Toro, eliminando gli azzurri dal Mondiale.

Altro tempi, altro calcio. Eppure, in piccolo, abbiamo assistito a qualcosa di simile nell’ottavo di finale Francia-Paraguay, dove i sudamericani per tutta la partita hanno avuto un atteggiamento violento, provocatorio, prendendo di mira i giocatori francesi – Barcola in particolare – che erano già stati ammoniti. In certe fasi è stata una vera e propria caccia all’uomo, con l’arbitro uzbeko Tantashev totalmente incapace di gestire la gara.

Il paradosso: nessun giocatore paraguayano è stato ammonito. E se il ct francese Didier Deschamps è stato abbastanza diplomatico – “Non criticherò l’arbitro per il suo operato, ma abbiamo finito la partita con tre cartellini gialli quando ho visto molte cose che non mi sono piaciute” – Zlatan Ibrahimovic nei passi di commentatore è stato molto esplicito: “Il punto centrale per la Francia in questa partita era non cedere alle provocazioni, rimanere calmi. Io avrei preso quattro cartellini rossi in questa partita”.

Insomma, nel calcio di oggi tra Var, quarto uomo e tecnologia non potrà più esserci una “Battaglia di Santiago”. Ma Francia-Paraguay può servire da lezione, per evitare che il beautiful game venga trasformato in una rissa da bar che col calcio non c’entra nulla.

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