Corte Suprema e dazi, cresce la pressione sul fronte Cusma
TORONTO – Il braccio di ferro tra Donald Trump e la Corte Suprema americana avrà delle ripercussioni sul fronte Cusma. Ne sono convinti numerosi analisti, che mettono in luce come la bocciatura arrivata con la sentenza di venerdì – che di fatto toglie al presidente americano il potere di imporre tariffe – e la conseguente risposta dell’inquilino della Casa Bianca – dazi aggiuntivi per tutto il mondo al 15 per cento – rendono ancora più difficoltoso il negoziato per il rinnovo del trattato di libero scambio. Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto c’è da registrare una notizia importante per il Canada giunta ieri mattina da un comunicato stampo della Casa Bianca, che precisa come la nuova tariffa del 15 per cento non toccherà i prodotti coperti dall’ombrello del Cusma: si tratta, in cifre, di circa l’85 per cento di tutte le esportazioni canadesi negli Stati Uniti. C’è poi da capire come funzioneranno gli aggiustamenti tariffari sui prodotti canadesi che in vece non sono coperti dal Cusma e di quelle merci che sono invece prese di mira da dazi americani specifici, cioè l’acciaio, l’alluminio e il settore automobilistico.
In ogni caso, lo scontro che sta avvenendo a Sud del confine avrà per forza di cose importanti ripercussioni anche in Canada. Fonti vicine all’entourage di Trump hanno ammesso che il presidente sarebbe tentato di forzare la mano e di optare per l’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo di libero scambio con Canada e Messico. Un’ipotesi questa che il primo ministro Mark Carney vorrebbe scongiurare, perché le implicazioni in termini economici sarebbero devastanti. Ma anche negli Stati Uniti alcuni componenti dell’amministrazione stanno cercando di spingere verso l’altra direzione, quella di puntare ad alcune modifiche dell’accordo di libero scambio senza fare un passo indietro definitivo.
Difficile prevedere cosa accadrà nei prossimo mesi. Di certo c’è il fatto che stiamo per entrare nella fase calda del negoziato, con la scadenza fissata per il primo luglio. Qualsiasi parte contraente dell’accordo può optare di uscire dal patto con un semplice preavviso di tre mesi. Nel caso in cui invece venisse blindato l’accordo tra Canada, Stati Uniti e Messico, il Cusma verrebbe rinnovato per altri 16 anni, spostando la scadenza attuale del 2036 al 2042.

