Trump: “Non intendo rinnovare il Cusma”
TORONTO – Nuova doccia fredda sul fronte Cusma. Ieri il presidente americano Donald Trump, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, ha ribadito come la sua amministrazione non avverta l’urgenza di rinnovare l’accordo di libero scambio con Canada e Messico. E lo ha fatto seguendo la solita traiettoria. Prima ha sparato il colpo: “Io non intendo rinnovare il Cusma”. Poi ha allargato il bersaglio: “Gli Usa non ne hanno bisogno, Canada e Messico sì. Non abbiamo bisogno delle loro macchine, del loro legname, dei loro prodotti, loro hanno bisogno dei nostri”. Infine, ha corretto il tiro: “Il negoziato va avanti, vedremo come andrà a finire”. L’inquilino della Casa Bianca si gioca ancora una volta la carta dell’incertezza. “Decisi di approvare il Cusma perché il Nafta era stato il peggior accordo commerciale che avessi mai visto. L’ho migliorato, ma mi tengo il diritto di terminarlo”.
I dubbi di Greer. La presenza dei contro dazi su numerosi prodotti americani rappresenta un grave problema nella trattativa per il rinnovo del Cusma. Ad ammetterlo è stato Jamieson Greer, rappresentante Usa al Commercio, che ha sottolineato come tra i vari scogli che devono essere superati nel negoziato per l’estensione dell’accordo di libero scambio quello delle contro tariffe resta uno dei più significativi.
Bisogna ricordare come il governo canadese decise di imporre questa misura ritorsiva in risposta alle tariffe attivate dall’amministrazione americana sui prodotti canadesi non coperti dal Cusma.
Nei mesi scorsi Ottawa ha poi optato per l’eliminazione di numerose contro tariffe, come segnale distensivo in vista del negoziato con Stati Uniti e Messico. Rimangono tuttavia in vigore dazi ritorsivi per circa 300 prodotti americani.
Pur tra mille difficoltà, la trattativa per il rinnovo del Cusma procede, come ha ribadito lo stesso Greer. Gli Stati Uniti – ha dichiarato il rappresentante al Commercio del presidente Donald Trump – sono impegnati in questo momento “nella rimozione di numerose falle” nell’accordo di libero scambio entrato in vigore nel 2020 durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump. In particolate – ha aggiunto Greer – l’attenzione di Washington è focalizzata su quei cavilli che permettono ai prodotti cinesi di entrare in Canada e Messico e quindi negli States senza pagare dazi doganali.
“Non vogliamo – ha detto Greer – che il Messico sia usato come un hub di distribuzione per lo sfruttamento della protezione garantita dal Cusma. E ci aspetteremmo lo stesso anche dal Canada. Ma in questo momento il Canada ha un approccio differente verso gli Stati Uniti e le contro tariffe che ha messo in piedi rappresentano un grosso problema”.
C’è da dire che l’amministrazione americana in questo periodo cambia bersaglio con una certa facilità. In precedenza lo stesso Greer aveva puntato il dito con la messa al bando in molte province canadese degli alcolici prodotti negli Stati Uniti. E ancora, nel mirino di Washington era finito il sistema di sovvenzione statale del Canada per i prodotti caseari in Quebec. Insomma, tra gli addetti ai lavori sembra esserci la percezione della continua ricerca da parte dell’amministrazione Trump di una scusa per fare arenare la trattativa sull’estensione del Cusma.
Il Canada, dal canto suo, ha già scoperto le proprie carte, presentando per iscritto la richiesta formale di prolungamento degli effetti dell’accordo di libero scambio per altri 16 anni, sino al 2045. Gli Stati Uniti non hanno dato alcuna risposto a riguardo, ma hanno prontamente indicato come il Cusma, se dovesse rimanere in vigore, dovrà subire delle modifiche, anche profonde.
Nel frattempo si avvicina molto velocemente la prima vera scadenza del trattato, quella del prossimo 1 luglio, quando inizierà la fase della Joint Review degli accordi.
Ipotizzare un accordo a tre entro quella data sembra quasi impossibile.
Più probabile che il negoziato vada avanti per molto tempo, fino a quando Ottawa, Washington e Città del Messico non saranno in grado di sciogliere i principali nodi e trovare la quadra per poter estende il trattato.

