I 100 anni del Vittoriale: la Domus delle meraviglie del Vate 

di Sebastiano Bazzichetto del January 23, 2021

TORONTO – Il 2021 sarà un anno di ricorrenze ed anniversari per celebrare, ricordare e rinverdire le glorie patrie (e non solo).

Esattamente cento anni fa Gabriele D’Annunzio metteva piede e affittava per 600 mila lire la villa di Cargnacco, a Gardone Riviera, il luogo che avrebbe negli anni dato vita al suo (melanconico) sogno architettonico.

Ad aprile vi riceveva Mussolini e nell’ottobre dello stesso anno la comprava con tutto il mobilio, pezzi rari (uno Steinway appartenuto a Listz), libri (più di sei mila che diventeranno 33 mila) ed oggetti d’arte. Ma questo era solo l’inizio.

Sullo scorcio del 1921 il giovane architetto Gian Carlo Maroni già metteva mano ad una titanica ristrutturazione in cui a lui sarebbe spettato il compito di progettare l’armatura strutturale per lasciare al Vate il piacere del decoro e degli abbellimenti.

Alle idi di maggio del 1923 un boschetto di magnolie all’interno dei giardini, dove trovavano dimora anche numerose colonne commemorative, veniva chiamato “Il Vittoriale”. Per estensione, l’appellativo passò ad indicare tutta la proprietà che, negli anni, assunse dimensioni vieppiù maggiori (fino ai complessivi 9 ettari).

Nel dicembre di quell’anno la magnanimità dannunziana donava al popolo italiano la villa ed il parco (offerta rinnovata e perfezionata nel 1930), facendolo diventare “il Vittoriale degli Italiani” (con esclusiva residenza di un unico individuo).

In un crescendo di sete di gloria e fama, nel medagliere degli epiteti (Poeta Soldato, Amante Guerriero, l’Immaginifico) non poteva mancare l’alloro principesco: e così, nel 1924, per Regio Decreto stilato dal re Emanuele III, Gabriele D’Annunzio veniva insignito del titolo di Principe di Montenevoso per onorare le sue imprese belliche e, specificamente, l’annessione di Fiume all’Italia. Insieme al titolo (ereditario per primogenitura maschile) veniva anche il motto "Immotus nec iners" (immobile ma non inerte) ed uno stemma in cui un monte argentato è coronato dalle sette stelle dell’Orsa Maggiore, circondato dall’umile cordone francescano, in un trionfo di allegorie ben poco velate che inneggiano alle virtù dannunziane.

Nell’agosto del ’24 il poeta acquistava anche villa Mirabella, la dimora ideale per la moglie Maria Hardouin duchessa di Gallese ed i suoi frequenti soggiorni gardonesi

.A narrare ‘sine verbis’ le imprese eroiche dell’Übermensch dalla vita inimitabile concorsero l’arrivo al Vittoriale di alcuni meravigliosi prodigi militari e cimeli bellici: lo SVA (biplano di ricognizione e bombardamento di fabbricazione interamente italiana) del volo su Vienna, alcuni massi di guerra (Adamello, Sabotino, Pasubio, San Michele, Grappa) collocati nei giardini, il MAS (Motoscafo Anti Sommergibile, acronimo sciolto in Memento Audere Semper per il Vate, con cui si era portata a termine nel 1918 la “Beffa di Buccari”), la prua della Nave Puglia (giunta a pezzi da assemblare in una ventina di vagoni ferroviari) poi rimontata e collocata sul promontorio “la Fida”, l’idrovolante S 16 che verrà ribattezzato ‘Alcyone’.

Tutto questo ovviamente era possibile grazie alle non scarse finanze (di fatto un vitalizio mascherato da compensi per varie ed eventuali) che il regime fascista nel tempo elargiva a D’Annunzio (basti ricordare le 200 mila lire per la vendita al governo del manoscritto della ‘Gloria’, oltre alle donazioni sborsate dalla Duse ed altre amanti).

La figura di Gabriele – letterato, poeta, drammaturgo, guerriero, amato dalle donne e non solo – era decisamente ingombrante, a tratti scomoda, e rischiava di adombrare quella del Duce: tanto meglio concedergli generose elargizioni pur di tenerlo rilegato nella sua gabbia dorata.

I titanici lavori di questo triste buen retiro lacustre non sarebbero stati portati a termine prima che D’Annunzio esalasse l’ultimo respiro: è del 2020 infatti il completamento del Parlaggio, l’anfiteatro che si specchia nelle acque del lago di Garda, finalmente ricoperto di marmo rosso veronese, come da volontà del suo illustre proprietario.

Questo 2021, con le dovute precauzioni, il vaccino e un auspicato ritorno ad una vita più ‘regolare’, sarà l’anno perfetto per (ri)scoprire le vaghezze, i vezzi e gli eclettismi di una delle dimore più belle dell’Italia novecentesca.

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