Il Mercoledì di Rochester: The Mask

di James Hansen del July 22, 2021

Variante “Delta” permettendo, dovremmo stare lentamente tornando verso una vita più o meno normale - non esattamente come prima, ma almeno con un nuovo “tran tran” che somigli a quello ante-epidemia, compresa una qualche regolare presenza in ufficio, forse in forma diversa, ma comunque in compresenza con i colleghi.

Certo, alcune delle regole di comportamento acquisite in quest’anno e mezzo di terrore sanitario dovranno essere riviste. La questione delle “distanze sociali” tenderà a risolversi da sola. Già ci regoliamo abbastanza automaticamente in questo senso. Il vero problema sarà la mascherina: o c’è o non c’è, vie di mezzo non ce ne sono.

Finché l’uso della mascherina è regolato in maniera esplicita, almeno si sa come ci si dovrebbe comportare. Nel routine quotidiano dell’ufficio invece, saremo al "si salvi chi può". Inevitabilmente ci sarà chi la considera un fastidio superfluo e chi invece la mascherina la pretende anche se non c’è più l’obbligo.

Nei paesi anglosassoni, la scelta di continuare a mascherarsi o meno è spesso legata alle appartenenze ideologiche. In Inghilterra è perlopiù considerato “di sinistra” insistere sulla mascherina e “di destra” liberarsene. Per dire, tendenzialmente chi ha votato “Brexit” vuole andare senza, mentre chi ha votato “Remain” preferisce mascherarsi. C’è una simile distinzione negli Usa tra i Repubblicani - più restii a coprirsi - e i Democratici.

Sarebbe più facile se ci fossero prove inequivocabili riguardo all’efficacia delle mascherine, ma i risultati degli studi sono ambigui: chi è a favore trova le “sue” ricerche, chi invece è scettico ne trova altre. L’unico elemento di chiarezza obbiettiva è quello fisico. L’aerosol - il virus Covid mentre si muove nell'aria - è estremamente piccolo, sull’ordine di grandezza dei 100 nanometri (100 miliardesimi di metro), mentre le porosità della superficie filtrante delle maschere “chirurgiche” blu sono fino a mille volte quella dimensione - per non parlare di quelle delle mascherine in stoffa, anche 500mila volte più grandi.

Ciò non vuol dire che le mascherine non servano - se non altro, bloccano le gocce di saliva eiettate da chi tossisce - ma l’efficacia nell’intercettare il virus nell’aria è molto limitata. Comunque, ormai non è tanto una questione scientifica quanto dell’impellente necessità di sentirsi “protetti”, e dunque un problema sociale. Da gestire quindi non tanto “da laboratorio” quanto con le regole della cortesia comune. Se, durante un incontro, qualcuno si senta più protetto con la mascherina, allora ci si deve mascherare.

Alla lunga, le maschere scompariranno con il Covid - sempre che scompaia… Nel frattempo però, dato il ruolo sociale che stanno assumendo, forse sono destinate a diventare degli accessori di moda - come quelle, del tutto inutili, dei primi anni Cinquanta che appaiono nell’immagine in alto.

Il Mercoledì di Rochester esce settimanalmente con il contributo di Rochester Executive Search

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