Cultura

L’arpa di Claudia Lucia Lamanna protagonista a Toronto

TORONTO – Seduta dietro l’arpa, Claudia Lucia Lamanna dirige con un cenno del capo. Nella Sonata per flauto, viola e arpa di Claude Debussy invita gli altri musicisti a entrare, trattiene un accento sollevando appena un sopracciglio, dilata o contrae impercettibilmente il fraseggio. Nella Sonatine di Maurice Ravel l’esecuzione diventa invece rapida e danzante, attraversata da scatti improvvisi.

Sabato scorso, alla St. Andrew’s Presbyterian Church, nel centro di Toronto, l’arpa non accompagnava né aggiungeva semplicemente colore: guidava la musica. È l’immagine che meglio riassume il lavoro dell’arpista pugliese, invitata a esibirsi in uno degli appuntamenti principali di One Harp World. In programma a Toronto dal 28 luglio al 3 agosto, la manifestazione porta insieme due tra le maggiori organizzazioni internazionali dedicate allo strumento (l’American Harp Society e il World Harp Congress), e richiama interpreti, docenti e compositori da tutto il mondo. Per una settimana, la città diventa così una delle capitali mondiali dell’arpa. L’invito rivolto a Lamanna conferma il posto di rilievo che la musicista italiana ha conquistato sulla scena internazionale.

Nata nel 1996 e cresciuta a Noci, in provincia di Bari, l’arpista sta contribuendo a ridefinire la percezione dello strumento e delle sue possibilità. Nell’immaginario comune, l’arpa rimane legata alla grazia, alla delicatezza e all’incanto. In orchestra le viene spesso affidato il compito di creare atmosfera; nella cultura popolare è diventata quasi una scorciatoia sonora per evocare il sogno. Lamanna parte dalla natura luminosa dello strumento, ma ne porta in primo piano anche la tensione, il contrasto e la forza drammatica.

La libertà mostrata sul palco di Toronto nasce da una formazione cominciata molto presto. Lamanna ha conseguito il diploma al Conservatorio Nino Rota di Monopoli a quindici anni e, appena due anni più tardi, quello accademico di secondo livello con lode e menzione d’onore. Il suo percorso è poi proseguito tra Bruxelles, Oslo, Londra e Salisburgo. Dal 2017 al 2019 ha inoltre fatto parte dell’orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala. A trasformare quella precocità in una carriera internazionale non è stata però un’affermazione improvvisa. Concorsi, perfezionamento, attività orchestrale, recital e collaborazioni hanno costruito negli anni una personalità musicale sempre più riconoscibile.

Uno dei passaggi decisivi è arrivato nel 2022 con la vittoria all’International Harp Contest in Israel, che ha fatto di Lamanna la seconda italiana ad aggiudicarsi il più antico concorso internazionale dedicato all’arpa. Lo scorso maggio, a Venezia, il Teatro La Fenice le ha poi assegnato il Premio speciale “Una vita nella musica Giovani” nella categoria interpreti, riconoscendo in patria la maturità di un percorso costruito nel tempo.

Durante la cerimonia, Lamanna è stata ascoltata da Ton Koopman. Da quell’incontro è nato il progetto di un ciclo di tre concerti pensati per riportare l’arpa in primo piano. Nell’ottobre 2027 l’arpista tornerà a Venezia per eseguire, sotto la direzione di Koopman, il Concerto per flauto e arpa K. 299 di Mozart al Teatro Malibran, uno dei rari capisaldi del repertorio noti anche al grande pubblico nei quali l’arpa dialoga con l’orchestra da protagonista.

L’ascesa di Lamanna non racconta quindi soltanto l’affermazione di una giovane solista. Propone anche un’idea precisa dello strumento: l’arpa può guidare, contrastare, sostenere la tensione e occupare il centro della scena.

Alessandro Stracuzzi

Nella foto in alto: Claudia Lucia Lamanna, arpista, riceve il Premio Giovani 2026 (dall’account Facebook “Teatro La Fenice”)

 

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