Canada

Intesa Canada-Usa, si lavora per rifinire gli ultimi dettagli

TORONTO – L’accordo c’è ed è sostanzialmente blindato: ora si tratta di rifinire gli ultimi dettagli e firmarlo. Anche ieri il ministro con in mano la delega sul Commercio Canada-Usa, Dominic LeBlanc, ha raggiunto Washington per un nuovo faccia a faccia con il rappresentante al Commercio americano, Jamieson Greer.

Nel vertice è stato fatto il punto della situazione, con LeBlanc che ha confermato come nell’incontro di mercoledì – tra Mark Carney e i premier – il primo ministro abbia sostanzialmente incassato il via libera unanime a quanto previsto dalla bozza d’intesa messa a punto nei giorni scorsi. Si rema in sostanza nella stessa direzione, anche per quei provvedimenti – vedi l’imminente stop della messa al bando degli alcolici americani – che ha fatto storcere il naso ad alcuni leader provinciali.

In ballo – è questo il ragionamento di Carney – c’è qualcosa di nettamente più importante, il definitivo accantonamento delle nuove tariffe punitive del 50 per cento su circa 800 prodotti canadesi, un provvedimento che è stato rimandato fino a sabato da Donald Trump alla luce dei progressi nel negoziato tra Ottawa e Washington.

Nel frattempo, bocche cucite sui reali contenuti dell’accordo di massima, anche se in verità qualcosa è filtrato nelle ultime ore: a quanto pare, tra le misure previste, il taglio dal 50 al 25 per cento delle tariffe americane che sono già in vigore da mesi, un provvedimento che ovviamente sarà accolto tiepidamente dal settore produttivo canadese che sperava in una cancellazione definitiva. Resta invece da capire cosa succederà al settore automobilistico e della componentistica auto, un altro punto di frizione negli ultimi mesi tra il governo canadese e l’amministrazione americana, così come se saranno presenti delle concessioni per il comparto dei latticini in Quebec. Insomma, rimangono delle zone d’ombra, anche se sia a Ottawa che a Washington danno sostanzialmente per scontata la firma della bozza d’accordo. Salvo, ovviamente, colpi di scena dell’ultimo minuto: un’ipotesi questa che non può mai essere accantonata con un personaggio come Trump alla Casa Bianca.

Nel frattempo il primo ministro deve fare i conti con una seconda variabile, rappresentata dal livello di consenso elettorale, visto che all’ultima tornata elettorale la sua vittoria è stata determinata dalla promessa di risolvere una volta per tutte la guerra commerciale con gli States. Con tre elezioni suppletive alle porte – che potrebbero consolidare la sua maggioranza assoluta alla House of Commons – Carney ha visto nelle ultime settimane una significativa contrazione nelle intenzioni di voto per il Partito Liberale.

Ma non solo. È di ieri una nuova indagine demoscopica di Leger che mette in luce come quasi la metà dei canadesi vorrebbe il ritorno alle urne nel caso in cui venisse firmato l’accordo commerciale con Washington. Il voto anticipato, di fatto, diverrebbe una sorta di referendum sull’operato del primo ministro, con l’elettorato canadese che dovrebbe approvare o meno l’intesa con l’amministrazione Trump. Ma l’ipotesi di un ritorno alle urne a breve scadenza appare estremamente remota, anche perché pure in caso di via libera dell’accordo sulle tariffe, lo stesso Carney sarà impegnato in un’altra partita, quella relativa al rinnovo del Cusma, che doveva essere esteso per altri 16 anni prima che l’inquilino della Casa Bianca puntasse i piedi.

In alto, Dominic LeBlanc e Jamieson Greer (foto: X – Leblanc)

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