Una, nessuna e centomila
briciole d’amore

di corriere canadese del 31 March 2022

Proseguiamo la pubblicazione degli articoli dedicati all’immigrazione italiana in Canada, che prendono spunto dalla storia degli oggetti che gli emigrati hanno portato con sé nel viaggio dal Belpaese alla nuova terra. L’iniziativa rientra nel progetto “Narrarsi altrove, viaggio tra i cimeli e i luoghi dell’anima” della poetessa Anna Ciardullo Villapiana e della docente Stella Paola, con la collaborazione di Gabriel Niccoli, professore emerito dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’Italian-Canadian Archives Project (ICAP), network nazionale sotto i cui auspici opera il suddetto studio poetico.

CAMBRIDGE - Le maschere furono comprate a Venezia durante il carnevale del 1989.

Gaetano si trovava lì per lavoro e, vedendole, pensò a Chiara, la sua amante di Firenze, che ci ha raccontato la sua storia. Gaetano conviveva con una donna qualche anno più grande di lui, a Roma, ma la tradiva spesso, tradiva anche la sua giovane amante. Lui non riusciva a nascondersi dietro le sue maschere, le indossava credendoci, era sincero, era fatto così, sapeva che erano in tante le ragazze che lo corteggiavano e lui si divertiva a indossare i panni di un latin lover narcisista.

Gaetano era un ingegnere estroverso, aveva trent’anni all’epoca, viaggiava spesso per lavoro, in ogni luogo c’era qualcuno ad aspettarlo. Un giorno Chiara gli chiese: “che posto occupo nella tua vita?” Lui disegnò un rettangolo sulla sabbia bollente e disse: “questa è la mia vita”, poi disegnò un punto al suo angolo interno e disse: “questa sei tu”. Le aveva detto a chiare lettere che non poteva offrirle altro che briciole, ma lei le raccoglieva da anni, ad una ad una, e le ingoiava avida, ingorda, aspettando che ne cadessero altre dal banchetto del loro prossimo incontro. Gaetano aveva un modo particolare di attirare le donne, sciorinava le sue armi poetiche e invocava persino la luna quando provavano a resistergli, così, nella tela del ragno, cadde anche Claudia, la sorella di Chiara, proprio sotto quella luna bugiarda, in riva al mare, sotto l’ultimo soffio di vento dell’estate.

Claudia non riuscì a perdonare se stessa, portava il peso di quel tradimento addosso. Era un segreto che riuscì a confessare anni dopo, quando la distanza emotiva e fisica dall’avvenimento le diede la forza di affrontare l’argomento con Chiara. Anche Chiara intanto era più forte, animata da una forte fede in Dio, che la portava a gettare luce sulle sue ombre del passato. Volle però sapere tutto di quella serata e Claudia non le risparmiò i dettagli. Una conversazione imbarazzante per Claudia, che rimase alquanto sorpresa dalla reazione di Chiara. Era stata ferita più dal fatto che Gaetano l’avesse portata a cena fuori che dall’incontro intimo avvenuto in seguito. Comunque con serenità d’animo Chiara concesse il suo perdono ad entrambi. Dopo tutto lei conosceva bene l’arte seduttiva del suo amante e che Claudia avesse ceduto le sembrò del tutto normale.

Nel 1994 Gaetano partì oltreoceano, lasciò tutte le sue amanti, sposò Enrica, una ragazza canadese che si trovava a Roma per una vacanza-lavoro, e non fece più ritorno. Destinazione Cambridge. Chiara, devastata dalla lontananza di Gaetano, e soprattutto dal suo nuovo status, in preda alla disperazione, chiese a sua sorella di nascondere le maschere, insieme a foto e altri oggetti che le parlavano di lui. Quegli occhi cavati testimoniavano il vuoto che le aveva lasciato, un vuoto con cui Chiara dovette lottare per lunghi anni. Passarono, infatti, quattordici anni prima che lei permettesse a qualcuno di sfiorarla. La sua fede in quegli anni divenne immensa e riuscì, per grazia divina, a trasformare quelle briciole in pane. Un’ostia sacra, su altari un tempo proibiti, alla quale attinse, infine, tutta la tenerezza che le era venuta a mancare da parte degli uomini.

Gaetano intanto continuò a lavorare a Cambridge, ed ebbe un figlio. Nel 2015 Gaetano morì.

Nessuno parlò più di lui, fino all’anno della sua morte. Per qualche oscuro motivo le maschere vennero tirate fuori dal nascondiglio. Dopo vent’anni Chiara, guardandole, si accorse di non provare dolore. Viaggiando a ritroso nella memoria queste maschere intorbidirono, ancora una volta, l'acqua dei ricordi. Ma questa volta si tinsero di mistero, di sogno. Claudia sognava spesso Gaetano con le maschere in mano e le diceva: “questo è il mio dono per Chiara”. Un sogno fastidioso, ricorrente, che la spinse a cercarlo sui social.

Apparve una foto sul profilo di Gaetano in cui lui appariva evidentemente ammalato, era magrissimo, sciupato. Quando Chiara lo venne a sapere cercò di informarsi tramite amici in comune e seppe che lui era morto di tumore pochi mesi prima. Quelle maschere che erano state nascoste per troppo tempo in una soffitta erano venute fuori proprio alla morte di Gaetano, per dono, o forse si doveva trattare, cristianamente, di un perdono. Chiara sentì forte la voglia di raccontare la sua storia, di chiudere il vuoto di quegli occhi cavi delle maschere e finalmente di piangere, accogliendo il sogno come un messaggio dal cielo. Le maschere divennero alberi le cui foglie al mattino trasudavano lente gocce di addio, intrappolando nell’orecchio l’eco reale o immaginaria di ogni tonfo, di ogni parola.

Questa storia, tenuta per troppo tempo nascosta nelle stanze segrete della memoria, è stata tirata fuori per caso, proprio come quelle maschere che, per anni, hanno preso polvere e fuliggine in soffitta e che adesso si trovano appese al muro della casa di Chiara in ricordo del dolore che nascose il suo volto da adolescente  e del perdono che vide, infine, riflesso sul suo volto di donna. Quando Chiara riuscì a levarsi da dosso la maschera del suo ruolo d’amante ciò che scorse fu proprio l’amore.

Anna Ciardullo Villapiana

Ecco la poesia di Anna Ciardullo Villapiana ispirata dalla storia di Gaetano raccontata dall'amante Chiara.

Nascondevo dietro maschere di gesso
la mia sensualità,
la tua indifferenza, il mio dolore.
Seppellivo seguendo quelle linee
i desideri in un posto buio
così lontano
che ricordarli era impossibile.
Era impossibile sentire persino le tue mani.
Nel profondo restava un vuoto
che l’apparenza non è mai riuscita a cogliere,
né a riflettere, né a colmare.
Tutto era distante nelle mie notti.

Tutto era luna.
Le appesi un giorno alle pareti del cielo.
Tremarono al vento di un ricordo
ma non aprirono squarci
scivolarono piano sulla pelle
come lancette sul tempo.
Sentii un brivido, era luce
e in quella luce eri anche tu.

Anna, Stella e Gabriel: tre prof alla ricerca delle radici italiane

TORONTO - Le professoresse Anna Ciardullo Villapiana e Stella Gualtieri Paola stanno lavorando con entusiasmo e passione al progetto fra storia, cultura e poesia che si propone di raccontare, in modo nuovo, le tante vicende che hanno avuto come protagonisti, spesso silenziosi e sconosciuti, i tantissimi connazionali arrivati in Canada dal Belpaese.

Vicende che le due insegnanti conoscono bene, essendo entrambe di origine italiana e residenti in Canada.

Stella, la cui famiglia proviene da Figline Vegliaturo, in provincia di Cosenza, Calabria, è nata in Sault Ste. Marie, Ontario, e vive con suo marito a Waterloo. Insegna alla Resurrection Catholic Secondary School e per lei l'insegnamento è molto più che lavoro. È una vocazione profonda. Si impegna tantissimo ad aiutare gli studenti a scoprire se stessi attraverso qualsiasi curriculum - religione o lingue. Nella scoperta della sua Italianità, Stella si è dedicata allo studio della diaspora proprio come la sua collega e poetessa Anna Ciardullo Villapiana.

Anna, nata a Cosenza dove ha vissuto per circa trent’anni, nel 2003 si è trasferita in Canada dove, sposata, con due figli, ha iniziato la carriera di insegnante di Italiano e di interprete e dove ha potuto coltivare una passione che la accompagna fin dall'adolescenza: quella per la poesia. Qui, infatti, Villapiana ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Percorsi Interiori” nel 2007, seguita nel 2015 da “Frammenti di Luce” e nel 2018 da “Al di là del mare, Dialoghi DiVersi”. Stimata socia dell’AICW (Association of Italian Canadian Writers) ha partecipato a molte iniziative e svariate conferenze per la conservazione della lingua e tradizione italiane nella realtà canadese notoriamente multiculturale. È inoltre co-chair della Waterloo Chapter Committee dell’Italian Canadian Archives Project (ICAP), una rete di beneficenza fondata per connettere e coinvolgere comunità, gruppi locali, individui, esperti e istituzioni pertinenti-come archive e musei- in tutto il Canada al fine di preservare e rendere accessibile il patrimonio italocanadese.

E proprio questo suo percorso nell'Italianità l'ha portata a elaborare, insieme a Stella, con la collaborazione del professor Gabriel Niccoli dell’Università di Waterloo e membro del consiglio di amministrazione dell’ICAP, il progetto in questione che, come si era detto in precedenza, trova adesso spazio nelle pagine del Corriere Canadese: ogni settimana, dunque, il nostro giornale racconta storie di immigrazione dall'Italia, partendo da un oggetto caro a chi è partito, per scelta o necessità, spesso lasciando "pezzi" di cuore nel Belpaese ma a volte portandosene qualcuno con sé.

Da queste storie, Villapiana si è lasciata ispirare per comporre poesie, sia in Italiano che in Inglese, intense ed emozionanti, che pubblicheremo insieme ai racconti degli emigrati.

Qui sotto, il trailer del progetto, realizzato con poesie di Anna Ciardullo Villapiana, letture di Gianluca Lalli e Stella Paola e musiche di Francesco DeGregori, Gianluca Lalli e Juneyt.

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