Il taccuino mundial del Corriere / Allenatori italiani ai Mondiali, è stato un inizio in salita
TORONTO – Diciamocela tutta: poteva andare anche meglio, anzi molto meglio. Per gli allenatori italiani in questo Mondiale l’inizio non è stato dei migliori. In attesa di capire cosa potrà chiedere a questa Coppa del Mondo Fabio Cannavaro – il suo Uzbekistan è atteso all’esordio giovedì contro la Colombia – Carlo Ancelotti e Vincenzo Mondiale non possono certamente dirsi soddisfatti delle prime partite che hanno affrontato. Il bilancio combinato è magrissimo, appena un punto sui sei disponibili.
Il Carletto nazionale ha capito sulla propria pelle cosa vuol dire guidare un compagine come quella verdeoro, che quando scende in campo – sempre e comunque – deve recitare la parte della favorita. Eppure, in campo non va la storia e il blasone, anzi a volte questi due elementi pesano come dei macigni, soprattutto se le spalle di chi deve portarne il peso non sono larghe come in passato.
Il Brasile attuale, rispetto agli squadroni di tante edizioni precedenti, è una squadra normalissima, con tanti buoni comprimari e una stella – Vinicius Jr – che non potrà mai arrivare ai livelli dei fuoriclasse del passato.
Manca poi un dez – un 10 – quel fantasista capace dell’ultimo tocco, quel trequartista che ti sblocca la partita con una intuizione, una giocata. Paradossalmente il Brasile che abbiamo visto in campo nel pareggio – fortunoso – contro il Marocco sembra quasi una squadra europea e non sudamericana: molto concreta e poco fantasiosa, piuttosto legnosa a centrocampo dove l’eterno Casemiro continua a distruggere senza badare alla costruzione, dove un vecchio scarto di un Milan ormai non più stellare – Paquetà – è chiamata a recitare il ruolo chiave senza avere le qualità tattiche e tecniche per farlo.
Ancelotti sarà costretto forse ad aggrapparsi a Neymar, ancora mezzo acciaccato e comunque in fase di declino da tre anni a questa parte. Ma non c’è molto di meglio nella rosa brasiliana.
Non ride nemmeno Montella, che alla vigilia era sulla rampa di lancio con la sua Turchia, da molti indicata come una delle possibili sorprese. Il verdetto del campo, il primo, è stato impietoso. È bastato lasciare fuori per metà partita una delle sue stelline – Yildiz, ancora non completamente recuperato – per vedere tutti i limiti di una squadra che non è stata in grado di domare l’Australia: al contrario è stata travolta, meritando ampiamente la sconfitta. Comunque, nulla è perduto: sia per Ancelotti che per Montella, il Mondiale è appena iniziato.
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