Nuove scoperte sui Neanderthal

di Daniele Laudadio del June 29, 2021

SAN FELICE CIRCEO (LATINA) – Era il 24 febbraio 1939 quando per caso un gruppo di operai che lavorava in un campo nei pressi di San Felice Circeo, in provincia di Latina, fece una scoperta che aveva dell’eccezionale. All’interno di una grotta, conosciuta come “Grotta Guattari” dal nome del proprietario del terreno in cui si trovava, gli operai rinvennero un cranio, all’apparenza umano, che destò immediatamente la loro attenzione e anche quella del paleontologo Alberto Carlo Blanc, il quale si recò sul luogo il giorno successivo alla scoperta.

Dopo un’attenta analisi, Blanc stabilì che il cranio, conservatosi in ottime condizioni, era databile tra i 50.000 e i 70.000 mila anni fa, e apparteneva alla specie dell’Homo neanderthalensis, ominide vissuto nel Paleolitico medio in un areale che si estendeva dallo Stretto di Gibilterra alla Siberia. La struttura del cranio, che presentava un foro nella parte occipitale, diede adito all’ipotesi di Blanc secondo cui i Neanderthal compivano atti di cannibalismo. L’ipotesi venne però smentita alla fine degli anni Ottanta, quando grazie a studi più approfonditi e tecnologie più avanzate, gli studiosi attribuirono il foro nel cranio ai morsi di una iena, carnivoro che all’epoca viveva in quei territori, come i molti reperti ossei di questo animale e delle sue prede, ritrovati nella grotta, testimoniano.

Il sito archeologico della Grotta Guattari torna a fare notizia in questi giorni, grazie alle nuove scoperte emerse in seguito ai lavori di messa in sicurezza avviati nel 2019 in un’area non esplorata della grotta. Grazie a questi nuovi ritrovamenti, gli studiosi hanno dedotto che i Neanderthal vivevano nella zona del Circeo tra i 300.000 e in 50.000 anni fa. Analizzando le ossa rinvenute negli ultimi due anni, inoltre, gli studiosi sperano di ottenere maggiori informazioni non solo sulla dieta del Neanderthal ma anche su quella degli animali dell’epoca, assai diversi dalla fauna che oggi popola l’Italia. All’epoca, infatti, gli ominidi dell’area si potevano imbattere nella iena, nel leone delle caverne, nel megalocero (un cervo dalle dimensioni gigantesche) e nel cavallo selvatico, come testimoniano le ossa che sono state ritrovate nella grotta.

Analisi biologiche e antropologiche stanno anche rivelando informazioni sulla società dei Neanderthal. Studi sul tartaro dentale nei frammenti rinvenuti mostrano come la dieta dei neandertaliani fosse variegata e si basasse su molti prodotti cerealicoli che essi non coltivavano ma raccoglievano. Ciò ci dice che questi ominidi sfruttavano un territorio di cui erano profondi conoscitori, come sostiene Mauro Rubini, direttore del servizio di antropologia della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Latina e Frosinone, in un’intervista apparsa sul sito del Ministero della Cultura.

La Grotta Guattari rappresenta una fonte quasi unica al mondo per raccogliere informazioni sul Paleolitico medio grazie all’isolamento che l’ha resa una capsula cristallizzata nel tempo, come sottolinea Francesco di Mario, funzionario archeologo della SABAP di Latina e Frosinone e direttore degli Scavi della grotta. Infatti, una frana avvenuta all’incirca 60.000 anni fa ne ha occluso l’accesso lasciandola nascosta fino al 1939, quando le sue preziose testimonianze hanno cominciato a parlarci, come fanno ancora oggi, del nostro passato.

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