Caruso raccontato
attraverso i suoi amici

di Alessio Aletta del September 28, 2021

TORONTO – Il 2021 sembra essere per la cultura italiana l’anno delle ricorrenze: prima tra tutte, ovviamente, il settecentenario di Dante, e poi i duecento anni dal “5 maggio” manzoniano, il centenario della nascita di Leonardo Sciascia, quello della prima dei “Sei personaggi” di Pirandello; e, non ultimo, il centenario della scomparsa di Enrico Caruso, il “re dei tenori”, al quale una pleurite spense per sempre la voce il 2 agosto 1921. Voce che però è giunta fino a noi attraverso le testimonianze ammirate dei contemporanei e, soprattutto, le registrazioni lasciateci dal cantante: Caruso fu infatti uno dei pionieri del fonografo, tra i primissimi a intuirne e sfruttarne pienamente le potenzialità; e così, nonostante la primitività dei mezzi di incisione dell’epoca, dal suono gracchiante, l’estensione ridotta, la fedeltà limitata, ci arriva comunque intatta la forza del suo canto inimitabile.

A far rivivere l’epopea del “re dei tenori” contribuisce ora Maurizio Sessa, giornalista e saggista navigato, con il suo ultimo libro: “Caruso & friends. La nascita del re dei tenori (1899-1904)”, (Florence Art Edizioni, 128 pp.). Il volume, arricchito da un contributo di Andrea Bocelli, è una biografia ampiamente documentata, frutto di studi certosini e ricca di informazioni anche non scontate (ad esempio, quanti sapevano che Caruso, al di là alle doti canore, era anche un appassionato e talentuoso caricaturista?); ma anche un omaggio accorato, che tuttavia non scade nella facile agiografia.

Sessa sfronda, ad esempio, certi miti sugli esordi del futuro “re dei tenori”, e ne ricorda le iniziali difficoltà anche tecniche, accennando alla ‘vexata questio’ se la voce di Caruso fosse più da tenore o invece da baritono, come insistevano alcuni detrattori. Il volume ripercorre la carriera folgorante del giovane ‘Carusiello’, che ne vede la consacrazione in patria e all’estero (ma non nella nativa Napoli, dove, dopo una controversa esibizione al San Carlo – a quanto sembra, applaudita dal pubblico, ma bacchettata da un velenoso recensore – Caruso rifiuterà di tornare a calcare i palchi); finalmente, “il re dei tenori” approda trionfalmente in Nord America, dove conquista il Metropolitan di New York: è la definitiva esplosione del fenomeno Caruso.

La vita dell’artista è ricostruita soprattutto attraverso i rapporti con le varie persone che ne hanno segnato il percorso artistico ed umano: amici, colleghi, amori (particolarmente importante la soprano Ada Giachetti, con la quale Caruso visse un idillio conclusosi squallidamente dopo undici anni).

Lo spunto dal quale Sessa è partito per scrivere il volume è stato appunto il fortunato rinvenimento di una collezione di foto inedite con dediche a Caruso, che vanno a impreziosire il notevole repertorio iconografico del libro; da qui l’autore ha cominciato le sue ricerche, arrivando a costruire un ritratto inedito e prismatico del “re dei tenori”.

Come osserva l’autore nelle pagine conclusive del volume: «Caruso non fu un miracolo, bensì un fenomeno umanissimo di tenacia e di passione, di lavoro e di sudore. Il suo vero miracolo fu quello di vivere per cantare.

Pure i miti faticano, sbagliano, cascano e si rialzano. Non nascono dal nulla. In questo assomigliano a noi comuni mortali.»

Nella foto il giornalista e scrittore Maurizio Sessa; nel riquadro la copertina del suo ultimo libro “Caruso & friends. La nascita del re dei tenori (1899-1904)”

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