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I tre binari lungo i quali
si sviluppa il conflitto

TORONTO – Conflitto, diplomazia ed economia. È lungo questi tre binari paralleli che si sta sviluppando l’aggressione russa all’Ucraina, un attacco che ha fatto sprofondare di nuovo l’Europa nel terribile pantano della guerra, una generazione dopo il conflitto dei Balcani degli anni Novanta. Sul campo, in questi primi giorni di operazioni militari, a colpire la stragrande maggioranza degli analisti militari è stata la capacità dell’Ucraina di opporre una efficace resistenza all’assalto ordinato da Vladimir Putin.

A metà febbraio, quando la minaccia del conflitto diventava di giorno in giorno più concreta, gli analisti della Casa Bianca avevano fatto sapere che nel caso in cui fosse scoppiata la guerra, la Russia avrebbe raggiunto e occupato Kiev in appena due giorni. La previsione era che l’esercito russo avrebbe avuto facilmente la meglio su quello ucraino, con una guerra lampo che si sarebbe conclusa in brevissimo tempo. I fatti, invece, stanno clamorosamente smentendo questa ipotesi.

La retorica del presidente russo, che ha definito queste operazioni militari come una sorta di guerra di liberazione dal “regime nazista e tirannico ucraino”, non ha fatto i conti con la volontà di resistere della popolazione ucraina. Che si è armata, ha fabbricato Molotov, pronta a sacrificare la vita per difendere la patria dall’invasore russo.

Durante il primo giorno di attacco, i russi erano riusciti ad occupare uno scalo militare non lontano da Kiev, salvo poi perderne il controllo dopo poche ore. Alcuni reparti dell’esercito russo hanno provato a più riprese ad entrare a Kiev, venendo sistematicamente respinti. Ieri la battaglia si è spostata a Kharkiv, seconda città del Paese, dove i russi sono riusciti a sfondare prima di essere sopraffatti dall’esercito ucraino.

Il secondo binario è quello della diplomazia e ieri, per la prima volta dall’inizio delle ostilità, il clima è stato caratterizzato da un cauto ottimismo. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e Putin avrebbero accettato di riavviare i contatti per arrivare a un cessate il fuoco. A fare da mediatore, il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko, alleato di Mosca. “Abbiamo convenuto – ha spiegato Zelensky – che la delegazione ucraina si sarebbe incontrata con la delegazione russa senza precondizioni al confine ucraino-bielorusso, vicino al fiume Pripyat. Alexander Lukashenko si è assunto la responsabilità di garantire che tutti gli aerei, elicotteri e missili di stanza sul territorio bielorusso rimangano a terra durante il viaggio, i colloqui e il ritorno della delegazione ucraina”.

Bisognerà capire se da parte di Mosca esista una reale volontà a tornare alla trattativa e fermare le operazioni militari.

Il terzo elemento, ugualmente importante, è quello rappresentato dal fattore economico. Le primissime sanzioni annunciate dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Unione Europea non hanno sortito alcun effetto. Molto più rilevante, invece, la decisione di escludere dal sistema Swift alcune banche russe, preludio per la messa al bando totale di tutti gli istituti finanziari di Mosca.

Il peso di questo provvedimento è elevatissimo, perché in sostanza bloccherebbe l’intero sistema import-export della Russia, isolando completamente Mosca dal resto del mondo.

Non a caso, dopo la svolta sullo Swift, Putin ha deciso di fare la voce grossa, mettendo in stato di allerta il sistema di difesa nucleare. Ora la speranza della comunità internazionale è arrivare il prima possibile a una tregua e puntare il tutto e per tutto sulla diplomazia.

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