Infrastrutture, il governo cambia marcia
TORONTO – Stop alle lungaggini burocratiche per i progetti sulle infrastrutture canadesi. È questo l’obiettivo del governo liberale che ieri, in occasione del riavvio dei lavori parlamentari dopo la pausa estiva, ha presentato un progetto di legge per alleggerire e velocizzare le procedure inerenti ai lavori sulle opere infrastrutturali. L’esecutivo ha intenzione di snellire l’iter burocratico necessario per la realizzazione delle grandi opere e soprattutto dare tempi certi in procedure che in passato si trascinavano per anni. Il provvedimento presentato ieri – il Building Canada Strong Act – cerca quindi di razionalizzare e velocizzare la macchia burocratica che zavorra la costruzione di nuove infrastrutture.
Il pilastro centrale della legge è un mandato normativo netto: “Un progetto, una revisione, un anno”. Se la misura dovesse essere approvata in parlamento – e molto probabilmente lo sarà vista la maggioranza assoluta che sostiene il governo – i grandi progetti infrastrutturali saranno sottoposti ad un’unica revisione, mentre il procedimento di valutazione del progetto dovrà essere completato entro 12 mesi. Tempi certi quindi, e non più rinvii sine die che portano incertezza e allontanano gli investimenti.
Questo atto si sviluppa sulla base del precedente Building Canada Act (approvato a giugno come disegno di legge C-5). Mentre la prima legge creava un Ufficio per i Grandi Progetti per velocizzare le opere colossali ritenute di “interesse nazionale”, il nuovo Building Canada Strong Act dovrebbe applicarsi ai progetti che non rientrano in tale ufficio, ma che richiedono comunque approvazioni federali rapide ed efficienti.
Fonti governative indicano che il disegno di legge potrebbe includere controversi emendamenti alla Sezione 107 del Canada Labour Code (il Codice del Lavoro canadese). Ciò garantirebbe al ministro del Lavoro federale l’autorità esplicita di ordinare al Canada Industrial Relations Board (CIRB) di porre fine agli scioperi e imporre l’arbitrato vincolante, al fine di proteggere le catene di approvvigionamento da interruzioni catastrofiche.
Ma la riapertura del parlamento segna anche una rinnovata possibilità di collaborazione tra la maggioranza parlamentare liberale e le opposizioni. Come hanno annunciato nelle scorse settimane i vari leader dei partiti, il terreno comune è rappresentato dal referendum in Alberta del mese prossimo. Liberali, conservatori e neodemocratici hanno ribadito in modo compatto la loro opposizione al quesito referendario che potrebbe aprire le porte alla secessione dell’Alberta. Un’eventualità che in questo momento appare remota – tutti i sondaggi degli ultimi mesi danno il fronte secessionista nettamente indietro – ma i rischi e le incognite rappresentate dal voto referendario non devono essere sottovalutate.
Per il resto le distanze tra la maggioranza e l’opposizione restano rilevanti. Il leader del Partito Conservatore Pierre Poilievre ha ancora una volta attaccato il primo ministro Mark Carney per la firma della scorsa settimana della partnership con l’Unione europea. Il leader tory ha bocciato il governo, sottolineando come a suo avviso il “Canada non deve diventare il 28° membro dell’Ue”. La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha offerto al Canada lo status di membro associato, con Carney che ha frenato preferendo optare per un rafforzamento delle relazioni e dei rapporti “al di là di formule ed etichette”.

