Canada

Dazi e Cusma, Mark Carney fa il tagliando al governo

TORONTO – Tracciare un bilancio di questa delicata fase, studiare le contromosse ai nuovi dazi americani, vagliare potenziali altre strategia nel braccio di ferro con Washington. Sono questi gli obiettivi della due giorni di Banff, dove Mark Carney ha riunito il consiglio dei ministri in vista anche del prossimo riavvio dei lavori parlamentari alla House of Commons. Ieri, dopo aver accolto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e aver ribadito il sostegno incondizionato a Kiev nel conflitto contro la Russia di Putin, il primo ministro si è rigettato sul file più scottante, quello della guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Al momento la parola chiave nell’esecutivo è solo una: prudenza. Niente salti nel buio, niente scelte affrettate. L’esecutivo federale, infatti, non ha reagito all’annuncio di Donald Trump sulla messa al bando dal 29 settembre di una lista di prodotti canadesi, insieme all’inasprimento dei dazi su beni già colpiti dall’amministrazione americana.

Il primo ministro in questa fase è davanti a un bivio: rispondere colpo su colpo alle misure ritorsive volute dall’inquilino della Casa Bianca, attivando nuove contro-tariffe, oppure cercare di avviare un percorso di de-escalation con Washington. È evidente che si tratta di due strategie agli antipodi, che dovranno essere valute con grande attenzione. Anche perché in questo contesto estremamente frammentario si inseriscono anche altri elementi destinati a complicare lo scenario.

Negli Stati Uniti è scattato il conto alla rovescio per le elezioni di Midterm di novembre che almeno sulla carta si preannunciano come un bagno di sangue per Trump, che potrebbe perdere il controllo del Congresso e del Senato. In Canada invece abbiamo di fronte due appuntamenti chiave: il voto referendario in Alberta a ottobre, che in linea teorica potrebbe costituire il primo passo per una futura secessione della provincia, e il voto in Quebec, dove gli autonomisti del Parti Quebecois sono in testa nei sondaggi e potrebbero tornare al governo.

E quindi – è il ragionamento delle colombe nel governo di Ottawa – forse sarebbe il caso di abbassare i toni e puntare a un raffreddamento delle tensioni con l’amministrazione americana.

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