Canada

Incendi, il fumo rovina uva e frutta: raccolti perduti in B.C.

SUMMERLAND (British Columbia) – Mentre gli incendi continuano a devastare la British Columbia, cominciano a vedersi gli “effetti collaterali” dei roghi che non hanno soltanto distrutto boschi e case costringendo alla fuga migliaia di persone (una delle quali è morta proprio mentre cercare di sfuggire alle fiamme). Le conseguenze sono infatti molteplici e non sempre sono legate alla furia distruttrice delle fiamme. Basta il fumo a fare danni, e non solo alla qualità dell’aria.

«Nessuno vuole vino contaminato dal fumo», ha detto all’agenzia Reuters (qui) Ron Kubek, proprietario della Lightning Rock Winery nella valle dell’Okanagan, una delle principali regioni vinicole del Canada e mèta turistica famosa per frutteti e laghi. Kubek sa già che il raccolto di quest’anno di Pinot Noir e di altre uve è ormai inutilizzabile, perché il fumo di settimane di incendi ha provocato il cosiddetto “smoke taint”, termine che indica l’odore ed il sapore di fumo che penetrano negli acini rendendoli inadatti alla produzione di vino. E le uve di Kubek non solo sono inutilizzabili, ma dovranno comunque essere raccolte e smaltite affinché le viti possano produrre un nuovo raccolto l’anno prossimo. L’azienda di Kubek dovrà quindi sostenere i costi di una vendemmia improduttiva, oltre a dover rinunciare alla vendita di oltre 5.000 casse di vino nei prossimi anni.

Il viticoltore è stato inoltre costretto a chiudere la sala-degustazione per rifugiarsi in una zona sicura e sta cercando di tenersi in contatto con dipendenti, amici e collaboratori anch’essi evacuati: le fiamme hanno distrutto le loro abitazioni.

Insomma, un disastro.

«Quando starete guardando una bottiglia di vino straniero sullo scaffale, comprate invece una bottiglia di vino dell’Okanagan. È questo di cui abbiamo bisogno» ha detto Kubek alla Reuters.

Situazioni simili a quella della Lightning Rock Winery si stanno verificando lungo tutta la valle, proprio nel pieno della stagione turistica estiva, e per i produttori di frutta la crisi è ancora più immediata: il raccolto è rimasto sugli alberi e non può essere raccolto. Lo stesso Kubek ha raccontato alla Reuters che il pescheto del suo vicino era stato raccolto solo per il 20% quando è stata ordinata l’evacuazione, lasciando deteriorare frutta per un valore superiore a 300.000 dollari canadesi.

La verde valle dell’Okanagan è inoltre una destinazione estiva per il pascolo del bestiame e la ministra dell’Agricoltura e dell’Alimentazione della British Columbia, Lana Popham, ha dichiarato, martedì, che 50.000 animali si trovano in aree soggette ad ordini di evacuazione. Gli allevatori di tutta la provincia si stanno aiutando a vicenda, evacuando e salvando il bestiame dei ranch, in particolare mandrie di mucche, vitelli e cavalli.

Gli incendi intanto imperversano nonostante i rinforzi da mezzo mondo: Australia, Nuova Zelanda, Messico e da oggi anche Costa Rica. I roghi attivi in B.C. sono ancora più di cento e quasi la metà sono fuori controllo (qui gli aggiornamenti in tempo reale). In tutto il Canada, gli incendi attivi sono 602 dei quali 111 fuori controllo – dati del Canadian Interagency Forest Fire Centre CIFFC, qui – e finora gli ettari bruciati sono 4,1 milioni.

In alto, una foto della Lightning Rock Winery, chiusa a causa delle evacuazioni: l’immagine è stata pubblicata ieri da Ron Kubek sulla pagina Facebook della sua azienda

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