Cusma nel mirino, unità dei premier traballa
TORONTO – La guerra commerciale con gli Stati Uniti ha subito un’ulteriore escalation che aggiunge incertezza a un clima già teso. La decisione di Donald Trump di imporre nuove tariffe doganali su una lista di oltre 500 prodotti canadesi è fonte di grande preoccupazione a Ottawa. E non tanto per i beni colpiti, che secondo i primi calcoli rappresenterebbero circa il 5 per cento dell’export canadese negli Stati Uniti, ma per il fatto che per la prima volta l’inquilino della Casa Bianca ha deciso di imporre dazi doganali su prodotti coperti dall’ombrello del Cusma.
Un ombrello che, a questo punto, fa acqua da tutte le parti. In questi 18 mesi di guerra commerciale, infatti, l’accordo di libero scambio nordamericano ha garantito la protezione di circa l’85 per cento delle esportazioni canadesi negli States.
Ora, con l’utilizzo della Sezione 338 del U.S. Tariff Act americano (una legge che risale al 1930), lo scudo protettivo del Cusma viene aggirato: si tratta di un precedente molto pericoloso, che potrebbe essere riutilizzato in futuro e che renderebbe del tutto irrilevante il trattato di libero scambio.
Senza dimenticare che lo stesso Cusma si trova in questo momento in fase di revisione e il negoziato per il rinnovo è ancora in alto mare. E proprio quando di fronte a questa nuova minaccia servirebbe un messaggio di unità di intenti, i premier riuniti nella Prince Edward Island hanno fatto l’esatto opposto.
Trump, nell’annunciare le nuove tariffe, aveva indicato le motivazioni che stavano alla base della sua decisione: tra queste, anche la messa al bando di numerose province canadese degli alcolici prodotti negli Stati Uniti. I premier su questo punto non hanno trovato una posizione comune, con le colombe Scott Moe e Danielle Smith che hanno ribadito la loro volontà ad opporsi alla messa al bando e con i falchi Doug Ford e David Eby che invece non hanno alcuna intenzione di togliere i divieti.
Ma la divisione di vedute è diventata ancora più evidente con il mancato accordo sulla soppressione delle barriere interprovinciali sulla vendita di alcolici tra provincia e provincia: nove premier hanno votato a favore, mentre il Quebec e i tre Territori si sono opposti. Insomma, in un momento in cui servirebbe unità, i leader provinciali non sono in grado di trovare una posizione comune. Sul punto il primo ministro Mark Carney ha fatto un passo indietro, dichiarando che la questione è stata sollevata dalle province e toccherà a loro prendere una decisione. Nel frattempo – ha fatto sapere il leader liberale – il governo vuole accelerare sul fronte del negoziato con gli Stati Uniti: resta da capire se anche l’inquilino della Casa Bianca sia intenzionato a farlo.
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