Canada

Cusma, obiettivo superare gli scogli il prima possibile

TORONTO – Nonostante le difficoltà incontrate finora, Canada, Usa e Messico vogliono arrivare a un accordo sul Cusma. Al ventiquattr’ore di distanza dalla doccia fredda del primo incontro trilaterale, con Washington che ha messo nero su bianco la sua volontà a non rinnovare l’accordo entrato in vigore nel 2020, il clima di malcelato pessimismo è stato sostituito da un cauto ottimismo verso una possibile svolta nella trattativa. D’altro canto l’annuncio dell’amministrazione Trump era stato messo in preventivo da Ottawa e Città del Messico ed è stata evitata – almeno per ora – l’ipotesi più catastrofica, quella di una possibile fuoriuscita degli Stati Uniti dal Cusma.

Jamieson Greer, l’alto rappresentante al Commercio della Casa Bianca, ha ribadito come in questo momento gli Stati Uniti siano impegnati una serie di modifiche del trattato, senza le quali non verrà messa alcuna firma in calce nelle prossime settimane.

“Gli Stati uniti – ha dichiarato – continueranno a confrontarsi con Mesico e Canada per superare i punti deboli dell’accordo e per ribilanciare il deficit commerciale con questi due Paesi. In ogni caso – ha poi aggiunto – l’accordo rimane in vigore in attesa della risoluzione di queste ed altre questioni o fino alla naturale scadenza dell’accordo stesso”. Tradotto: gli Usa non hanno alcuna intenzione di uscire dal Cusma, ma Canada e Messico devono per forza di cose fare delle concessioni.

La prima, la più evidente, è continuare questa trattativa a due velocità su base bilaterale, con Washington impegnata in vertici con il Canada e con il Messico in sede separata. Ottawa su questo non punta i piedi, come peraltro ha ammesso il ministro delegato al Commercio Canada-Usa, Dominic Leblanc. La modalità con la quale viene portata avanti la trattativa non rappresenta un problema – è questo il ragionamento del ministro – l’importante è trovare la quadra, uscire dallo stallo e arrivare alla firma che rinnoverebbe il trattato per altri 16 anni, fino al 2042.

L’alternativa non è troppo allettante: il Cusma andrebbe avanti in fase provvisoria per altri 10 anni, fino al 2036, e con cadenza annuale dovrà passare una fase di revisione condivisa dai tre Paesi. Insomma, un meccanismo farraginoso e carico di ostacoli che il primo ministro Mark Carney vorrebbe evitare.

Il governo canadese comunque è ben consapevole dei nodi che devono essere sciolti: la difesa protezionistica del settore dei latticini del Quebec – che praticamente impedisce ai produttori americani di entrare dentro il mercato della provincia francofona – i problemi legati al settore automobilistico e quello della componentistica auto, gli effetti della legge sull’online di Ottawa che Washington non riesce proprio a digerire.

Superati questi ostacoli, suo quali si continua a trattare sottotraccia, lontano dai riflettori, la strada dovrebbe essere in discesa.

E il governo canadese vuole accelerare per arrivare a un accordo il prima possibile, anche perché si vorrebbe evitare – o quanto meno limitare – l’incertezza che deriva dalla mancata firma, incertezza che allontana gli investimenti, che frena l’economia e che più in generale rallenta la crescita.

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