Il taccuino mundial del Corriere / Le statistiche (a volte) ingannano, se le stelle si inceppano sono dolori
TORONTO – Mettiamo le cose in chiaro: steccare la prima partita al Mondiale non preclude l’eventuale vittoria finale. Certo, partire con il piede giusto aiuta, e anche tanto, almeno se ci affidiamo alle statistiche. I numeri ci dicono che nelle 22 edizioni disputate dal 1930 ad oggi, infatti, 18 volte la squadra che poi alla fine ha trionfato aveva timbrato l’esordio con una vittoria. Per due volte, invece, i futuri campioni del Mondo erano partiti con un pareggio: l’Inghilterra nel 1966 (0-0 con l’Uruguay) e l’Italia di Enzo Bearzot nel 1982 (0-0 contro la Polonia). In altre due edizioni, infine, l’esordio è stato macchiato da una sconfitta: nel 2010 la Spagna perdette 1-0 contro la Svizzera prima della cavalcata trionfale, mentre in Qatar nel 2022 l’Argentina di Messi venne umiliata dall’Arabia Saudita. Possiamo quindi dire che una vittoria all’esordio serve per il morale ma anche per mettersi dalla parte più conveniente delle statistiche, che non si sa mai.
E in queste prime partire abbiamo visto come anche nelle gare d’esordio i destini delle Nazionali sono intimamente e inevitabilmente legati a quelli delle loro grandi stelle. Abbiamo visto cosa è successo alla Spagna che, senza Lamine Yamal (il campione ha giocato solo l’ultimo quarto d’ora perché ancora convalescente) non è riuscita a piegare Capo Verde. Certo, sulla carta i vati Oyarzabal, Ferran Torres, Gavi e Pedri dovevano bastare e avanzare. Invece, il nulla. Lo stesso discorso vale per il Belgio, che ha pareggiato a fatica contro l’Egitto di Salah, con De Bruyne che si è visto solamente sui calci piazzati, copia sbiadita del fuoriclasse che abbiamo sempre ammirato.
La Turchia ha pagato a caro prezzo la gara sotto tono di Arda Guler e un Kenan Yildiz a mezzo servizio. E la Germania ha dovuto aspettare una buona mezzora contro Curacao prima che le sue stelle Havertz, Wirtz e Musiala decidessero di prendere in mano le redini della squadra.
Certo, il discorso vale anche al contrario, dove le imprese – una su tutte il primo punto al Mondiale per Capo Verde – sono legati agli eroi di giornata, che magari rimarranno tali anche nelle prossime partite. È il caso del 40enne Vozhina, una carriera di secondo piano trascorsa in serie minori e leghe marginali, che contro le Furie Rosse si è trasformato in un misto tra Jascin, Zoff e Buffon. Quando non sarà più in stato di grazia, i Mondiali di Capo Verde cambieranno. In peggio, suppongo.
More Articles by the Same Author:
- Carney-Meloni, trattativa per acquisto dei jet M-346
- G7, l’accordo in Iran stravolge il summit
- Il taccuino mundial del Corriere / Allenatori italiani ai Mondiali, è stato un inizio in salita
- Squilibri globali e sicurezza: al via il Summit G7 di Evian
- Il taccuino mundial del Corriere / Marocco e Usa piacevoli sorprese, poi fino a questo punto tanti sbadigli

