Canada nel mirino, nuovo dazio per Ottawa
TORONTO – Il negoziato sul rinnovo del Cusma è sempre più in salita. Gli Stati Uniti, infatti, sono pronti ad attivare un ulteriore tariffa doganale del 10 per cento nei confronti del Canada e di altri Paesi sul fronte della lotta al lavoro forzato, un provvedimento punitivo che secondo molti analisti rientra nella strategia complessiva generale della Casa Bianca per forzare la mano nella trattativa sul rinnovo dell’accordo di libero scambio nordamericano.
Secondo Washington, infatti, il nostro Paese insieme al Messico e alla Gran Bretagna, non ha introdotto tutte le misure necessarie per evitare che prodotti frutto del lavoro forzato presenti in altre Nazioni entrino nella catena di approvvigionamento: prodotti questi che indirettamente possono godere dell’ingresso negli Stati Uniti. Ieri il primo ministro Mark Carney – che evidentemente sta cercando di schivare le polemiche e potenziali nuovi punti di frizione con gli Usa – ha confermato che il governo federale è al lavoro sul tema e che presto verrà presentato alla House of Commons un provvedimento specifico per alzare la guardia contro l’importazione in Canada di prodotti frutto del lavoro forzato.
“Il Canada – ha dichiarato Carney – ha già in vigore una robusta legislazione contro il lavoro forzato nella catena di approvvigionamento. In ogni caso non permetteremo ad alcun elemento del lavoro forzato di contaminare i prodotti e i servizi, e anzi vogliamo utilizzare la nostra influenza per eliminare la pratica del lavoro forzato e del lavoro minorile”.
Ma quella di Washington, in ogni caso, sembra essere l’ennesima forzatura che si va ad inserire nelle continue provocazioni e minacce degli ultimi mesi in concomitanza con l’inasprimento della guerra commerciale tra il Canada e gli Stati Uniti e il difficoltoso negoziato per il rinnovo del Cusma.
Martedì il ministro Dominic LeBlanc si è incontrato a Washington con la controparte americana, il rappresentante al Commercio dell’amministrazione Trump, Jamieson Greer. Il meeting è stato interlocutorio, con le due parti che hanno registrato per l’ennesima volta l’impossibilità di trovare la quadra e superare le differenze che dividono Ottawa e Washington in numerosi settori. Allo stesso tempo, sempre ieri, il governo canadese ha formalizzato ufficialmente la richiesta di rinnovo del Cusma per altri 16 anni, una richiesta che è stata ricevuta dalla Casa Bianca senza alcun commento.
Al momento Donald Trump non vuole scoprire le carte, minimizzando l’impatto del Cusma all’interno dell’economia americana. Nei mesi scorsi il presidente Usa aveva, tra le varie opzioni, ipotizzato anche un’eventuale uscita degli Stati Uniti dall’accordo di libero scambio. Ma secondo buona parte degli analisti, questo scenario è davvero remoto, perché le ripercussioni sull’economia americana sarebbe molto pesanti. La scadenza per il rinnovo è fissata al primo luglio.

