L’arroganza azzurra e l’abitudine alla piatta mediocrità
TORONTO – Inutile girarci attorno: ai Mondiali non ci andiamo semplicemente perché non ce lo siamo meritati. Accompagnati dalla nostra arroganza e dal – davvero ingiustificato – senso di superiorità, è bastata una Bosnia qualunque a sbatterci in faccia tutta la nostra mediocrità: una piatta mediocrità alla quale abbiamo ormai fatto l’abitudine.
C’è davvero poco da dire riguardo l’imbarazzante e vergognosa umiliazione subita a Zenica, inflittaci da una squadra modesta ma che in campo ha dato tutto, dandoci una pesante lezione non solo tecnica, ma di carattere e di personalità. In questo momento non ci sono e non ci devono essere alibi: tutti colpevoli, dai giocatori che sono scesi in campo al Ct Rino Gattuso, senza dimenticare quel Gabriele Gravina che mette una nuova invidiabile tacca nel suo palmares da presidente della FIGC: la seconda eliminazione Mondiale, a cui si aggiunge la prima durante l’era Tavecchio.
Il nostro calcio ormai da un buon decennio non è in grado di produrre campioni. I Baggio, i Zola, i Del Piero, i Totti e con loro i Maldini, i Nesta, i Pirlo e via dicendo sono solo un lontano, sfuocato ricordo. Il calcio italiano è vittima di se stesso. Nelle giovanili, come è stato spiegato ormai da anni, gli allenatori insegnano soprattutto tattica a scapito della tecnica, e vengono privilegiati i ragazzi più sviluppati fisicamente a scapito di quelli che sanno dare del tu al pallone ma magari devono ancora crescere. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tre Mondiali senza gli Azzurri, tenendo conto che brucia ancora di più per il fatto che la Nazionale avrebbe giocato la sua prima partita a Toronto, contro il Canada.
La pochezza imbarazzante di chi ha giocato contro la Bosnia resterà nella storia del nostro calcio. Con questa, gli evidenti errori del nostro Ct, tanto esuberante e pittoresco quanto inadeguato per la panchina azzurra, come peraltro la sua carriera di allenatore ampiamente dimostra.
Anche dopo l’espulsione di Bastoni – uno dei difensori più sopravvalutati degli ultimi 20 anni – avremmo potuto fare la nostra partita. Gattuso ha optato per le barricate, ha parcheggiato il pullman davanti a Donnarumma sperando di poter reggere l’assedio bosniaco. Atteggiamento troppo rinunciatario, con tutto il rispetto per Dzeko e compagni avevamo di fronte la Bosnia, non la Spagna di Jamal o la Francia di Mbappé.
Per farlo, il Ct azzurro ha gettato nella mischia prima Gatti, poi Pio Esposito quindi Spinazzola. Diciamolo sottovoce, che magari qualcuno si offende: Gatti è un panchinaro della Juventus – questa disastrata Juventus, non quella della BBC – Esposito scalda la panca dell’Inter, Spinazzola quella del Napoli. Sono questi i “campioni” che ci avrebbero dovuto portare ai Mondiali.
Come già invocato nel 2018 e poi nel 2022, ora serve davvero il repulisti, specialmente di personaggi come Gravina da sempre inchiodati alla poltrona. Ma serve anche un esame di coscienza collettivo, per ripensare il nostro calcio dalle fondamenta. Basta con le Scuole Calcio e Academy che servono solamente a spremere i portafogli dei genitori ma non producono talenti. E come indicò tanti anni fa un certo Roberto Baggio, si torni a curare la tecnica nelle giovanili, perché il talento è innato, ma bisogna curarlo, accarezzarlo e coltivarlo per farlo fiorire.
Da questa catastrofe calciofila può davvero arrivare qualcosa di buono. Se non impariamo la lezione dopo la terza eliminazione consecutiva alla fase finale dei Mondiali, allora siamo destinati davvero a convivere con questa piatta mediocrità. Anzi, ce la meritiamo.

