Cultura

“Super Santos”, Calcio e Camorra secondo Saviano

TORONTO – Guardare la Serie A in questa stagione mi fa chiedere cosa – se c’è qualcosa – distingua l’Associazione Italiana Arbitri dal famigerato “Learning Center” del Minnesota. Dai falli fantasma agli arbitri VAR dispersi, il fetore di scandalo ha purtroppo richiamato alla mente il passato di Calciopoli in Serie A. Per coincidenza, è il clima perfetto per vedere in anteprima il prossimo film di Roberto Saviano Super Santos, una storia sull’antropologia urbana del calcio di strada in Italia.

Al centro della storia, però, c’è un’esplorazione di come la Camorra corrompa l’innocenza infantile. Saviano (nella foto sopra), rinomato giornalista italiano, ha scritto il racconto “Super Santos, Posti e Caposterie” nel 2011 come pubblicazione speciale collegata al Corriere Della Sera. Raccontava quattro ragazzi immaginari che rispecchiavano la propria vita mentre cresceva giocando a calcio a Casal di Principe (Napoli).

E proprio come la cooperazione interspecifica del coyote con il tasso, la Camorra reclutava e preparava giovani ragazzi di strada per rafforzare il suo controllo sui territori napoletani. Sebbene fosse un rito di passaggio per molti ragazzi, giocare al calcio di strada li portava involontariamente in vicoli frequentati dai briganti dei clan della Camorra.

I riferimenti al calcio erano ovviamente metafore delle operazioni criminali delle gang. I ragazzi venivano arruolati come “Post” (pali della porta) e “Station Masters” (portieri) – un’allusione ai compiti più sinistri di essere “vedette” e “direttori di stazione” per il traffico di droga.

E il titolo Super Santos si riferisce a uno dei palloni da calcio più popolari mai prodotti, un pallone che la maggior parte degli italiani del sud, in particolare, possedeva o con cui giocava crescendo.

Fu creato nel 1962 da Stefano Seno, un dipendente di Mondo ad Alba. Ispirato dalla vittoria del Brasile ai Mondiali del 1962, progettò un pallone per catturare l’età d’oro del calcio brasiliano.

La popolarità del pallone continua ancora oggi, poiché il Mondo Group produce 450.000 palloni al giorno e ne vende circa 15 milioni di unità all’anno. Il design arancione brillante della palla era un presunto omaggio alla “vivacità” del “Bel Gioco” brasiliano, con il colore arancione legato all’energia, alla creatività e al successo. E “Santos” era ovviamente il nome del club di Pelé.

Forse Saviano si è reso conto che la natura agrodolce della vita a Napoli si descrive al meglio attraverso il mondo del calcio: come qualcosa che induce tale estasi possa essere così corrotto. O forse sta dicendo che il legame sfortunato tra la malavita e il calcio è indissolubile – forgiato in tenera età (almeno a Napoli).

In ogni caso, Saviano ha dedicato gran parte della sua carriera a far luce sul modus operandi del gruppo criminale con sede a Napoli, nonostante minacce e tentativi di omicidio ricevuti – dopo il successo del suo libro di successo “Gomorra” nel 2006. E vent’anni dopo con Super Santos mentre arriva nei cinema, è chiarissimo che Saviano non si lascia scoraggiare dalle minacce. infatti.

Immagine dei ragazzini che giocano a pallone gentilmente fornita da Mundial Style Vintage Football                 

Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix

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