Il Commento

«Voglio servire»: la sfida di Christopher Mammoliti per rilanciare il TDSB

TORONTO – «Voglio servire».

Non ci vuole molto per riconoscere una persona con chiarezza di pensiero. Ci vuole ancora meno per capire che esiste una struttura su cui si fonda tale chiarezza e una visione che spinge l’individuo ad andare avanti. È un valore aggiunto quando qualcuno con queste qualità può contare anche sull’esperienza e sul senso di responsabilità civica necessari per mettere i “talenti” acquisiti al servizio del pubblico. Siamo entrati nelle ultime tre settimane del periodo disponibile ai potenziali candidati alle cariche pubbliche municipali per dichiarare e registrare la propria intenzione di servire la comunità.

Christopher Mammoliti, uomo di famiglia, già vicepresidente del Toronto District School Board, sopravvissuto al cancro e imprenditore esperto, ha presentato la propria candidatura per l’elezione in un Provveditorato la cui reputazione recente incarna le percezioni più negative dell’istruzione pubblica. Un tempo era l’esatto contrario. Quello che segue è una sintesi di un’ampia conversazione sulla politica che sta dietro alla pianificazione educativa.

Chris, il Ministro dell’Istruzione ha appena “fatto esplodere” il consiglio dei trustee del Toronto District School Board (TDSB), presumibilmente per incompetenza finanziaria e per scarsa conoscenza e applicazione dei principi di buona governance. Ha dimezzato il numero dei trustee e licenziato il direttore generale. È sicuro di voler tornare a fare il trustee?

“Più che mai! Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri anziani: dobbiamo ritrovare il giusto orientamento. Il TDSB è un’organizzazione da miliardi di dollari (3,2 miliardi l’anno scorso), con circa 235.000 studenti, 42.000 dipendenti (docenti e non), 579 scuole e un settore immobiliare con asset valutati 20 miliardi di dollari. Come Provveditorato, ha dimostrato di non essere in grado di raggiungere gli standard educativi attesi da una moderna istituzione urbana orientata al futuro. Potrei elencare una lunga serie di problemi che richiedono attenzione urgente, ma è importante capire che anche il Ministero dell’Istruzione ha iniziato a fare lo stesso e ha detto: “Adesso basta!”.

Dal mio punto di vista, il nostro primo obiettivo è ristabilire il nostro ruolo di partner legittimo della provincia nell’istruzione pubblica, come rappresentante capace delle esigenze della comunità e dei genitori. Potremmo scomparire da un giorno all’altro se il Ministro decidesse di farlo. A differenza dei Provveditorati cattolici, non abbiamo diritti confessionali o costituzionali a cui appellarci. Inoltre, come dice lei, un tempo eravamo conosciuti per la definizione di obiettivi educativi pratici e per sistemi di attuazione apprezzati dal mercato”.

Partendo dal presupposto che lei stia introducendo un secondo obiettivo centrale della sua candidatura, cosa vuole ottenere e come vuole ottenerlo, ristabilendo il rapporto con il Ministero?

“A differenza dei Provveditorati cattolici, non abbiamo praticamente alcuna autonomia. Abbiamo però beni, infrastrutture e una significativa capacità inutilizzata. Se vogliamo ricostruire il rapporto con il nostro “principale finanziatore” — i contribuenti e, per loro conto, il governo provinciale — dobbiamo utilizzare queste risorse in modo più efficiente ed efficace. Ciò include una migliore gestione delle risorse umane, programmi mirati all’interno del curriculum ministeriale, adeguamenti sostenibili di quel curriculum — per esempio un programma integrato di lingue internazionali — e una supervisione adeguata del personale sindacalizzato, docente e non docente, in una realtà demografica (già circa il 55% non anglofona e non francofona) in cui il tasso di natalità sta crollando. Le nostre decisioni non possono essere guidate soltanto dall’ideologia”.

In questo spirito, quali proposte intende promuovere, ammesso che il Ministro accolga la sua disponibilità alla cooperazione e i suoi piani finanziari per le risorse umane e per una spesa prudente?

“Dobbiamo fare i conti con alcuni aspetti fondamentali che non esistevano quando i miei nonni e i miei genitori costruirono il sistema per una società del primo dopoguerra basata sulla manifattura e sulle costruzioni. La maggior parte della prima è sostanzialmente uscita dalla città; la seconda è diventata estremamente costosa. Altri livelli di governo spendono centinaia di milioni di dollari ogni anno per costruire le infrastrutture necessarie allo sviluppo delle competenze e alla formazione professionale (che noi possediamo già nelle nostre scuole), per poi coinvolgere istruttori provenienti dall’industria affinché facciano ciò che noi facevamo un tempo e che possiamo ancora fare: erogare formazione in sedi distribuite nella città utilizzando gli stessi istruttori disponibili attraverso i mestieri e le professioni tecniche.

In secondo luogo, dato l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle condizioni di vulnerabilità legate alla salute, possiamo e dobbiamo preparare gli studenti che lo desiderano alle esigenze occupazionali di questi settori. La mia esperienza personale mi rende particolarmente sensibile a queste necessità. Infine, la crescita dei settori dell’alta tecnologia e dei servizi finanziari richiede che prepariamo i nostri figli a questa realtà prima che i nostri concorrenti stranieri ci ‘portino via il pranzo’, cioè ci superino e ci lascino indietro”.

Grazie.

Traduzione in Italiano – dall’originale in Inglese – a cura di Marzio Pelù

Nelle foto sopra: Christopher Mammoliti con l’Onorevole Joe Volpe, Editore del Corriere Canadese, durante l’incontro nella redazione del giornale, e Christopher Mammoliti mentre sfoglia una copia del Corriere Canadese

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