Canada

Viaggio da Minturno a Toronto, e ritorno

TORONTO – Per generazioni Minturno, in provincia di Latina, è stata anche terra di partenze. Toronto fu una delle destinazioni di chi lasciò il paese nel secolo scorso. Oggi, tornando d’estate, si scopre un territorio che ha imparato a usare musica, libri, archeologia, teatro e tradizioni per raccontarsi in modo nuovo.

Sono nata e cresciuta a Minturno, piccolo gioiello della Riviera di Ulisse, proprio al confine tra Lazio e Campania. Non vivo più lì da vent’anni, ma porto ancora cucito addosso un accento che confonde chi mi ascolta: romana? Campana? Ciociara? Di solito rispondo sorridendo che siamo un perfetto mix.

Negli anni ho sempre parlato con orgoglio del mio paese e di quella che, nella mia memoria, è diventata una sorta di Golden Age. Il 1951 ne è uno dei simboli: Minturno diventò uno dei set di Totò terzo uomo di Mario Mattoli e il suo centro storico entrò nell’immaginario cinematografico dell’epoca.

Ma ho in mente anche l’atmosfera che si respirava in quegli anni lungo tutto il Golfo. Nella vicina Formia, il Grande Albergo Miramare — sorto negli spazi della residenza estiva della regina Elena di Savoia e successivamente legato alla famiglia Celletti — divenne nel tempo luogo di soggiorno e di incontro per personalità del cinema, dello spettacolo, della politica e dello sport. Una stagione che appartiene ormai alla storia del costume italiano e internazionale.

Ogni volta che raccontavo quel periodo riaffiorava in me la nostalgia per un’epoca che non ho vissuto direttamente, ma che in qualche modo ha contribuito a plasmare il mio modo di immaginare Minturno e, forse, anche il mio modo di sognare.

Con il tempo, però, mi sono resa conto di aver idealizzato una stagione che, per molti miei compaesani del secolo scorso, coincise anche con la necessità di partire. Mentre il Golfo accoglieva villeggianti e protagonisti di un’Italia che cambiava, tante famiglie guardavano altrove in cerca di un futuro.

Il Canada, e in particolare l’area di Toronto, fu una delle destinazioni di quella migrazione. Emblematica è la vicenda di Adolfo Mastantuono, partito da Tufo di Minturno nel 1964 e arrivato a Toronto in cerca di lavoro, portando con sé radici che, dall’altra parte dell’Atlantico, hanno continuato a vivere. A Woodbridge, per esempio, ha sede il Minturno Social Club e, nel 2008, un rappresentante del governo canadese partecipò al sedicesimo Ballo della Pacchiana, definito una celebrazione della cultura e del patrimonio della comunità minturnese in Canada.

Ci sono poi altri due luoghi di Toronto che hanno conquistato un posto speciale nel mio cuore: Little Italy, dove ho bevuto uno dei migliori espressi al Gatto Nero, e soprattutto St. Clair West, quartiere nel quale alcuni scorci riescono ancora a restituire una sorprendente sensazione di casa. Su tutti, il Tre Mari Bakery, fondato nel 1960 dalla famiglia Deleo e ancora oggi portato avanti dalla terza generazione. Per un’italiana che entra lì dentro, la distanza dall’Italia sembra improvvisamente accorciarsi.

È proprio da questo legame con la comunità minturnese di Toronto che diventa particolarmente interessante raccontare la Minturno di oggi.

Negli ultimi anni la programmazione culturale ha acquisito continuità, ampiezza e, soprattutto, varietà. Si è passati progressivamente da una stagione costruita principalmente intorno alle tradizionali feste estive a un calendario nel quale è l’intero territorio a diventare palcoscenico.

Il Teatro romano di Minturnae ne è forse l’esempio più evidente. Nel 2024 ha ospitato una rassegna dedicata a teatro, danza e cultura. Nel 2025 il programma si è ampliato con spettacoli gratuiti delle realtà locali, visite e la prima edizione di Scauri Night Vibes.

Nell’estate 2026 il cartellone è apparso ancora più articolato. Le Serate a Minturnae hanno visto protagonisti molto diversi tra loro: Alberto Angela, Tropico, Gianrico Carofiglio, gli Stadio e Concita De Gregorio.

Alberto Angela ospite al Teatro Romano di Minturno durante la programmazione culturale dell’estate 2026 (foto: Comune di Minturno)

Ma fermarsi ai nomi più conosciuti sarebbe fuorviante. Il dato interessante è ciò che accade intorno ai grandi appuntamenti: teatro per bambini, visite al Castello di Traetto, percorsi archeologici e naturalistici, degustazioni, osservazioni astronomiche dalla Torre di Scauri, attività dedicate al benessere e feste diffuse nei borghi.

Il calendario di agosto, da solo, restituisce l’immagine di questo cambiamento: quasi ogni giorno un appuntamento e una geografia culturale che coinvolge luoghi diversi. Dal Parco Archeologico al Castello, dall’Arena Mallozzi a Piazza Portanova, dalla Torre di Scauri al lungomare, fino alle frazioni di Tremensuoli e Tufo. Non più un unico centro degli eventi, dunque, ma un territorio che prova a costruire una programmazione diffusa.

Poi ci sono gli appuntamenti che, resistendo al tempo, smettono di essere soltanto eventi e diventano tradizione. Il caso più emblematico è Minturno Musica Estate, che nel 2026 ha celebrato la sua ventesima edizione. Nato nel 2005 da un’idea del manager e talent scout minturnese Pasquale Mammaro, il festival ha portato negli anni in Piazza Portanova artisti appartenenti a generazioni e generi differenti.

Per il ventennale sono arrivati, tra gli altri, Fausto Leali, Michele Bravi, Annalisa Minetti e Massimo Di Cataldo, mentre il Premio Minturno d’Autore è stato dedicato a Rino Gaetano.

Fausto Leali in concerto (foto: Comune di Minturno)

Vent’anni non sono un dettaglio. Sono la prova che non si tratta dell’exploit di una singola stagione. A Minturno l’offerta culturale si è costruita per stratificazione: alle feste religiose e popolari come la Sagra delle Regne, giunta alla sua 72ª edizione, si sono affiancati nuovi linguaggi e un uso sempre più consapevole degli spazi storici.

È soprattutto questo il cambiamento che avverto ogni volta che torno.

Minturno resta il paese delle famiglie che si ritrovano ad agosto, delle feste patronali, dei borghi e dei legami che attraversano l’Atlantico. Ma quegli stessi luoghi assumono oggi funzioni nuove e le tradizioni non appartengono soltanto al passato: diventano materia viva del presente.

Per chi guarda Minturno da Toronto, il punto più interessante è forse proprio questo: il paese custodito nei racconti di chi partì è ancora riconoscibile, ma non è rimasto fermo. Conserva i suoi riti, i suoi luoghi e la sua memoria, aprendoli a un modo nuovo di vivere il territorio.

Per gran parte del Novecento Minturno è stato un luogo da cui partire. Oggi è anche un luogo verso cui tornare, non soltanto per ritrovare le proprie radici, ma per scoprire ciò che, nel tempo, è germogliato da quelle stesse radici.

Nella foto in alto: le pacchiane di Minturno durante la Sagra delle Regne 2026, tra costumi tradizionali e cultura popolare; qui sotto, la Madonna di Minturno davanti alla Chiesa di San Pietro Apostolo
durante la Sagra delle Regne 2026 (foto: Comune di Minturno)

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