Totò, continua la battaglia per i diritti d’immagine
TORONTO – Dalla sentenza del tribunale di Torino nel 2023, gli eredi del defunto patrimonio Antonio de Curtis (alias Totò) hanno ottenuto il diritto post-mortem di pubblicità sull’uso della sua immagine. Questo significa che la sua immagine deve essere autorizzata dagli eredi. Questa è ovviamente una sentenza legale standard, poiché secondo la legge italiana sul diritto d’autore, i diritti sull’opera di un artista si estendono per 70 anni dopo la morte del creatore. Nel caso di Totò, il suo lavoro non entra nel pubblico dominio fino al 2037.
A Napoli invece, e più precisamente nel quartiere Rione Sanità dove è nato l’attore, il suo nome e immagine sono stati ampiamente utilizzati in “numerose” piccole imprese e venditori, tra cui pizzerie, ristoranti e negozi di souvenir. La questione dei diritti sull’immagine di Totò è recentemente riemersa a causa di una serie di lettere di avvertimento spedite ai commercianti dalla nipote Elena De Curtis e dal suo team legale.
Elena De Curtis potrebbe essere considerata una figura polarizzante a Napoli, ma ha anche curato e riscoperto con meticolosità molte delle opere letterarie del nonno, inclusi i suoi poemi e i suoi testi. È certamente sincera nei suoi tentativi di proteggere e difendere l’eredità del nonno contro quella che ritiene uno sfruttamento totale della sua immagine.
Eppure le sue recenti lettere legali hanno suscitato qualche resistenza nella comunità, incluso il deputato Francesco Emilio Borrelli, membro della Camera dei Deputati (circoscrizione Campania). “Totò appartiene al popolo napoletano e alla sua storia, non a coloro che oggi ne fanno una questione di reddito”, ha dichiarato Borrelli in una recente intervista.
Il politico, ex giornalista, sostiene che Totò fa parte del “patrimonio culturale collettivo di Napoli” e che la causa aggressiva della nipote minaccia di cancellare la memoria non solo di un’icona italiana, ma, cosa più importante per la popolazione locale, di un eroe locale.
Le dichiarazioni di Borrelli seguirono le decine di lettere di cessazione e desistenza inviate ai proprietari di aziende, chiedendo di rimuovere i riferimenti a Totò. E sebbene una precedente sentenza del tribunale abbia istituito una multa di 200 € per infrazioni individuali, gli eredi di Totò in alcuni casi hanno richiesto fino a 25.000 € di arretrati ai proprietari dei negozi locali – una cifra che, secondo quanto riportato, è stata ridotta a 1.500 €.
La decisione ha spinto molti a abbandonare il nome per evitare controversie legali, ma la discussione sull’eredità dell’attore e sul suo effetto duraturo nella regione continua.
Alcuni critici citano che né Totò né sua figlia Liliana hanno fatto pressione sui piccoli imprenditori sui diritti di licenza mentre erano in vita.
Considerando che l’attore rimane una delle icone cinematografiche più celebri d’Italia, ed era persino considerato il Buster Keaton italiano, la disputa legale viene vista come un reato all’eredità culturale dell’uomo. Soprattutto considerando che i “colpevoli” sono per lo più proprietari di negozi locali, e non grandi studi cinematografici o aziende.
Immagine di Elena De Curtis (nipote di Toto) per gentile cortesia di Fabio Di Nunno
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix



