Ritorno forzato in ufficio, i dipendenti pubblici dell’Ontario protestano: “Meglio a casa”
MISSISSAUGA – Con cori inneggianti all’“equilibrio tra lavoro e vita privata”, cartelli e bandiere, un gruppo di dipendenti del governo dell’Ontario ha manifestato ieri davanti al proprio edificio a Mississauga, mentre altri loro colleghi facevano la stessa cosa in altre località come Kingston and Peterborough. Motivo: contestare la decisione del governo dell’Ontario di imporre il ritorno in ufficio a tempo pieno, mettendo fine al lavoro “ibrido” introdotto durante la pandemia di Covid-19.
Fino allo scorso mese di dicembre, i dipendenti pubblici provinciali potevano lavorare da casa due giorni alla settimana. Ma da ieri, dopo diversi anni trascorsi in modalità “mista”, è ufficialmente entrato in vigore l’obbligo, per loro, di lavorare in presenza cinque giorni su cinque. La misura, annunciata dal premier Doug Ford nell’agosto scorso, chiude dunque definitivamente l’esperienza del lavoro “ibrido” mantenuta per oltre cinque anni. Alcuni lavoratori avevano preventivamente segnalato problemi pratici, come la mancanza di spazi sufficienti negli uffici per accogliere tutto il personale, ma Ford ha minimizzato la questione, assicurando che verrà risolta, definendola «un piccolo ostacolo». e poi aggiungendo: «È positivo avere tutti di nuovo al lavoro, come qualsiasi altro cittadino», ha dichiarato il premier. «Si va al lavoro e ci si presenta cinque giorni alla settimana».
Loro però, come dicevamo, ieri sono scesi in strada per protestare. «Il lavoro ibrido funzionava molto bene», ha spiegato una dipendente a CTV/CP24 mostrando una bandiera del CUPE, il sindacato dei dipendenti pubblici. «Non capisco perché sia diventato obbligatorio venire in ufficio tutti i giorni».
Tra i manifestanti c’è anche Bobbette Slater, impiegata da 17 anni presso “Ontario Health atHome”. La possibilità di lavorare da casa alcuni giorni le permetteva di conciliare meglio lavoro e famiglia, e questo la rendeva pure più efficiente sul piano professionale. E secondo lei la presenza obbligatoria cinque giorni a settimana non porterà reali miglioramenti, nemmeno sul fronte della collaborazione. «Anche lavorando in ufficio solo alcuni giorni, continuiamo a vederci e a comunicare in modo efficace», ha affermato. Anche Maxine Laing Peart, dipendente pubblica e vicepresidente dell’unità CUPE Local 966, si dice contraria alla nuova regola. Spiega che durante la pandemia alcuni colleghi si sono trasferiti più lontano dal luogo di lavoro e, ora, dovranno passare più tempo in viaggio, sottraendolo alla famiglia. «A mio avviso il lavoro da remoto è più produttivo», ha detto Peart a CTV/CP24.
Pur riconoscendo che alcune attività commerciali dei centri urbani possono avere sofferto per la riduzione dei lavoratori in presenza, Peart sottolinea che il suo ufficio non si trova in centro città né in una zona commerciale. Propone quindi un sistema di rotazione del personale. «Si potrebbe far lavorare metà del personale in ufficio per tutta la settimana e poi alternare i gruppi», ha suggerito.
Il ritorno generalizzato al lavoro in presenza è una tendenza destinata a rafforzarsi nel 2026. A febbraio, anche i dipendenti del settore pubblico dell’Alberta saranno obbligati a rientrare in ufficio a tempo pieno.
Nel settore privato, aziende come Rogers Communications hanno adottato politiche simili, seguendo l’esempio di molte grandi banche canadesi che già nel 2025 hanno richiesto ai dipendenti di tornare in ufficio almeno quattro giorni a settimana. Ma nel settore pubblico riportare i dipendenti in ufficio è, evidentemente, più difficile.
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