Il decalogo dei vizi

di James Hansen del March 10, 2021

Tra il 1934 e il 1968 la produzione cinematografica di Hollywood era regolata dal punto di vista dei “contenuti morali” dal Codice Hays, un sistema di rigida autocensura che imponeva di fare solamente film che non abbassassero gli standard morali degli spettatori, vietando copioni e scene potenzialmente capaci di mettere sotto una luce positiva il crimine, i comportamenti devianti e, in generale, il male o il peccato.

Tutto ciò comportava - tra le molte altre cose - il totale divieto di mettere in ridicolo la religione. I ministri di culto, tassativamente, non potevano essere rappresentati come personaggi comici o malvagi. La rappresentazione dell’uso delle droghe era proibita, come anche le allusioni alle “perversioni sessuali” e l’illustrazione dei metodi d’esecuzione dei delitti. Perfino i “baci eccessivi e lussuriosi” erano da evitare e potevano bloccare l’uscita di un film.

Siccome molti di questi temi nei fatti potevano interessare al pubblico e dunque contribuire al successo commerciale di una produzione, Hollywood viveva male il sistema di restrizioni che si era “autoimposta” per evitare la formale regolamentazione da parte della legge.

L’immagine qui sopra, del 1940, rappresenta il commento satirico di un fotografo - “Whitey” Schafer - della Paramount, una delle principali case di produzione dell’epoca. Schafer decise di “comprimere” in un solo scatto dieci dei vizi definiti dal codice di produzione Hays, elencandoli nella “Tavola della Legge” che appare in alto a destra. Sono: la sconfitta della polizia, l’interno di una coscia, l’intimo di pizzo, il cadavere in primo piano, la droga (lo spinello della signora), il consumo d’alcol, un petto parzialmente esposto, il gioco d'azzardo, un'arma puntata e una mitraglietta.

Quel buontempone di Schafer iscrisse poi l’immagine a una mostra di lavori dei fotografi “ufficiali” degli studios. Quando la giuria non solo la respinse ma minacciò di multare il fotografo per tanta temerarietà, lui fece notare come invece i giurati avessero fatto incetta - portandosele a casa per “esaminarle” - di tutte le 18 copie della stampa che aveva presentato. Mancava dunque il “corpo del reato” e non se ne fece più niente, anche se la foto rimase al bando per molti anni.

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