Nodo referendum in Quebec, la parola passa agli elettori
TORONTO – Il conto alla rovescia è finito: in Quebec la parola passa agli elettori. La tornata elettorale di oggi ha ed avrà un peso particolare anche per il resto del Paese, visto che dopo tanti anni l’istanza secessionista è tornata ad attrarre consenso e la minaccia di un nuovo referendum sulla separazione della provincia francofona dal Canada è molto concreta.
Stando a tutti sondaggi delle ultime settimane, per la prima volta in cinquant’anni avremo cinque partiti nell’assemblea legislativa del Quebec. Ma non solo. Nella stragrande maggioranza dei distretti non si assiste a un testa a testa tra due formazioni politiche, ma ad un corsa aperta dagli esiti imprevedibili. In ogni caso, sondaggi alla mano, il partito da battere è il Parti Quebecois guidato da Paul St-Pierre Plamondon, che ha promesso in caso di vittoria l’indizione del terzo referendum della storia sull’indipendenza.
Un referendum – ha dichiarato – che verrebbe celebrato entro cinque anni ma solo dopo l’addio di Donald Trump dalla Casa Bianca. Le ultime indagini demoscopiche danno il PQ attorno al 30 per cento, una percentuale che si tradurrebbe in un governo di minoranza. A cercare di sbarrare la strada ai secessionisti c’è il Partito Liberale di Charles Milliard, che ruota attorno al 26 per cento e che durante la campagna elettorale si è presentato come la reale alternativa al rischio secessionistica.
Ma a nutrire speranze di vittoria c’è anche il Partito Conservatore, in netta rimonta nelle ultime settimane (nel 2022 non aveva conquistato nemmeno un seggio) e il partito della premier uscente Christine Fréchette, che ha ereditato da Francois Legault una formazione politica allo sbando e ha invertito la caduta libera del consenso.
In corsa, ma molto distaccato, anche Québec Solidaire, che se entrerà nel parlamento provinciale potrebbe recitare il ruolo di ago della bilancia.
Di certo, la geografia politica all’interno dell’assemblea legislativa sarà molto diversa rispetto alla distribuzione dei seggi scaturita dall’ultima tornata elettorale. Sembra assodato, infatti, che Coalition Avenir Québec della Fréchette non sarà in grado di ripetere l’exploit del 2018, quando il partito catturò la bellezza di 90 seggi sui 125 a disposizione, lasciando alle opposizioni le briciole e formando un governo sostenuto da una netta maggioranza parlamentare.
Allo stesso modo, i numeri saranno molto diversi per il Parti Quebecois, che nelle ultime elezioni provinciale subì una batosta clamorosa, riuscendo ad eleggere appena 3 deputati e registrando il minimo storico dal 1968, anno di fondazione della formazioni politica indipendentista. Durante la campagna elettorale i temi principali – sanità, immigrazione, economia – sono stati inevitabilmente influenzati dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti, con lo spauracchio Trump quasi sempre al centro del dibattito.
Ma la questione referendaria, ovviamente, ha catalizzato il confronto tra i partiti: oggi, il responso degli elettori, con il fiato sospeso nel resto del Canada.
In alto, un seggio in Quebec (foto: Élections Québec)
More Articles by the Same Author:
- Energia, Carney accelera: avanti con il Pacific Link
- Stelco, Carney contro la dirigenza ma i licenziamenti non si fermano
- Effetto dazi, tagliate del 20% le previsioni di crescita del Pil
- Scatta la stretta Usa: al bando alcuni prodotti canadesi
- Carney ha esaminato l’ipotesi di un’invasione Usa del Canada

