Il Commento

Sono elezioni strane, o cosa?

TORONTO – Mentre stavo scrivendo questo, uno dei candidati è apparso in uno sproloquio [non politicamente corretto] lamentandosi del triste stato delle cose nella città di Toronto. Quel candidato, attuale consigliere e parte di ogni decisione concordata dal consiglio comunale nell’era John Tory, ha tentato – invano, per questo osservatore – di deporre tutti i mali della città ai piedi dell’ex sindaco dimenticato.

Scommetto che la maggior parte dei torontini stava appena iniziando a chiedersi cosa fosse successo al loro sindaco. Ora lo sanno. A giudicare dal suo aspetto smunto, disorientato e dall’aspetto spettinato (per lui/loro), assomigliava/no ad una vittima delle “press gangs” del XIX secolo che perlustravano le taverne delle città inglesi alla ricerca di “volontari” che prestassero servizio nella Royal Navy di Sua Maestà nell’interesse della colonizzazione e dell’oppressione.

Dopo aver accelerato un’elezione di cui nessuno aveva bisogno, l’ex sindaco è emerso per concedere “il bacio nel Giardino degli Ulivi a Gethsemane” ad un ex consigliere, ora suo/loro candidato sindaco preferito. Salvo intervento divino, un altro candidato sarà il beneficiario. Come si suol dire, i giochi sono già fatti, tranne che per il conteggio.

Quel candidato sarà “indebitato” con poche organizzazioni, almeno non con LiUNA (“senti la forza”) Locale 183, altri sindacati edili e lavoratori del trasporto pubblico. Ci si dovrà chiedere come si sentiranno i consiglieri – che hanno rincorso lo stesso stendardo/bandiera di Tory – nell’entroterra siberiano dove i loro “nemici” del consiglio desidereranno che vengano spediti.

Sembra che solo i sindacati dei “lavoratori interni” (inclusi gli insegnanti) abbiano indovinato. Come ha fatto l’NDP, l’unica entità politica che sostiene sfacciatamente un candidato. Per loro, la campagna non riguardava Toronto, ma chi può fermare meglio il Premier Ford, tra tre anni.

Niente di tutto ciò è di buon auspicio anche per i media. Loro, e noi, hanno/abbiamo un interesse nel risultato. Il Corriere Canadese è in Tribunale contro un particolare consigliere in carica ed un loro ex collega; il Toronto Star ha scelto lo stesso candidato di Tory e di otto membri del consiglio, nonostante un sondaggista dopo l’altro abbiano detto ripetutamente “non sostenetelo”.

Il Corriere ha messo a disposizione le sue pagine per interviste in profondità a candidati interessati. Non è un segreto che, se dovessimo fare una scelta, potremmo preferire qualcuno che rifletta i nostri lettori, ceteris paribus. Non tutti i candidati hanno approfittato dell’offerta.

Gli italiani non sono più, etnicamente o linguisticamente, il maggior gruppo demografico non anglofono della città, ma il loro numero è ancora vicino ai 178.000 residenti, secondo l’ultimo censimento. Hanno una cultura del voto. Quindi, perdere l’opportunità di affrontarli direttamente dovrebbe essere controintuitivo e discutibile, politicamente parlando.

Abbiamo deciso, come comitato editoriale, di seguire il formato che leggerete da ciascuno dei nostri principali scrittori senza impegnare il giornale con un particolare candidato. Ci auguriamo che ciò sia considerato nell’interesse di concentrare le discussioni dell’ultimo minuto sulle questioni che, a nostro avviso, avrebbero dovuto essere in primo piano.

Nella foto in alto, da sinistra: Olivia Chow, Mitzie Hunter, Josh Matlow, Ana Bailao, Brad Bradford, Mark Saunders ed Anthony Furey (foto da https://l-express.ca)

More Articles by the Same Author: