Prosegue la pubblicazione, in dieci puntate sia in Italiano che in Inglese, della presentazione accademica che il nostro collaboratore periodico Goffredo Palmerini ha tenuto all’Aquila il 3 novembre scorso, in occasione dell’Assemblea CRAM (Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo). La relazione si intitola “Cenni storici sull’emigrazione italiana” e ripercorre la storia della nostra Diaspora.

L’AQUILA – A partire dall’unificazione del 1861 l’Italia ha conosciuto un espatrio di quasi 29 milioni di persone. Secondo i dati che documenta il Dizionario Enciclopedico Migrazioni Italiane nel Mondo – la prima opera enciclopedica realizzata da 168 autori, tra cui anch’io -, nel periodo 1876-2005 le prime tre regioni con il maggior numero di espatri sul totale sono il Veneto (3.212.919), la Campania (2.902.427), la Sicilia (2.883.552). L’Abruzzo è al settimo posto con 1.254.223 espatri.

Secondo il penultimo Rapporto Italiani nel Mondo (2021) della Fondazione Migrantes, sono 5.652.080 gli italiani che hanno conservato la cittadinanza e sono iscritti all’AIRE, l’anagrafe dei residenti all’estero. Sono il 10,5% degli oltre 59,2 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia nell’ultimo anno ha perso quasi 384 mila residenti sul suo territorio (dato ISTAT), ne ha guadagnati 166 mila all’estero (dato AIRE).

La Sicilia, con oltre 798 mila iscrizioni, è la regione con la comunità più numerosa di residenti all’estero. La seguono, a distanza, la Lombardia (oltre 561 mila), la Campania (quasi 531 mila), il Lazio (quasi 489 mila), il Veneto (oltre 479 mila) e la Calabria (oltre 430 mila).

Sono tre le grandi comunità di cittadini italiani iscritti all’AIRE: nell’ordine, Argentina (884.187, il 15,6% del totale), Germania (801.082, 14,2%) Svizzera (639.508, 11,3%). Seguono, a distanza, le comunità residenti in Brasile (poco più di 500 mila, 8,9%), Francia (circa 444 mila, 7,9%), Regno Unito (oltre 412 mila, 7,3%) e Stati Uniti (quasi 290 mila, 5,1%).

Le statistiche ufficiali dei residenti all’estero si riferiscono tuttavia solo alle cifre degli iscritti all’AIRE, per i vari Paesi, essendo rilevabili di anno in anno, come si diceva, dalle iscrizioni anagrafiche dei Comuni. Ben altra però è la popolazione oriunda dei discendenti delle varie generazioni dell’emigrazione italiana che, pur non conservando o non avendo per una serie di ragioni riacquistato la cittadinanza, è italiana per diritto di sangue e delle proprie origini conserva cultura, valori e tradizioni.

In termini assoluti Brasile, Argentina e Stati Uniti sono nell’ordine i Paesi che hanno la maggior presenza d’italiani. Quei 29 milioni di italiani espatriati, con le generazioni successive – siamo alla quarta o alla quinta – hanno prodotto discendenze di padre o di madre, cosicché gli oriundi italiani nel mondo sono diventati 80 milioni, secondo le più attendibili stime.

Abbiamo dunque nel mondo un’altra Italia, ben più grande di quella dentro i confini. Persone fortemente legate alle proprie radici, che amano l’Italia e la chiamano “Patria”, che la amano per la bellezza, per la sua cultura, per le sue tradizioni, per l’immenso patrimonio d’arte. Con quest’altra Italia di 80 milioni di connazionali noi italiani dentro i confini abbiamo un dovere importante, anche morale, verso di loro: di conoscerli meglio, di conoscere le loro storie, inoltre di riconoscerli in tutto il loro valore.

(quinto capitolo – continua…)

La foto in alto è “Famiglia di emigranti italiani in America”, tratta dal libro “La Merica. Emigrazione dei Monteleonesi verso gli Stati Uniti dal 1882 al 1924” di Antonio De Vitto

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