Firenze incanta tutti con il Premio Zeffirelli
FIRENZE – Firenze non celebra. Firenze incanta. Nel solenne e sorprendentemente fashion Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, la prima edizione del Premio dedicato a Franco Zeffirelli ha trasformato la memoria in spettacolo, l’eredità in stile, la cultura in racconto contemporaneo. Non una semplice cerimonia, ma una serata dal respiro internazionale, dove il cinema ha abbracciato l’opera e il glamour si è intrecciato con la storia.
(in alto, il gruppo dei protagonisti della cerimonia – foto di Giuseppe Cabras e Marco Mori – #NewPressPhoto)
Tra i protagonisti più attesi lui, Robert Powell, l’attore dagli occhi chiarissimi che il mondo continua a riconoscere come il volto iconico del Cristo nella miniserie Gesù di Nazareth. Powell ha rievocato il legame quasi filiale con Zeffirelli e quella scelta artistica diventata leggenda: farsi “tela bianca”, lasciare che fossero lo sguardo e il silenzio a raccontare l’indicibile.
Il gesto inaspettato? La donazione alla Fondazione di alcuni oggetti di scena della serie TV – i calzari indossati durante le riprese, la frusta e i chiodi utilizzati nella scena della crocifissione – frammenti di qualcosa di unico, destinati a diventare tappa del percorso museale della Fondazione Franco Zeffirelli Onlus.
Con affettuosa ironia, Pippo Zeffirelli ha sorriso: «Non sapevo che li avessi portati via dal set», gli ha detto.
Ad aprire la serata, la presenza magnetica di Plácido Domingo, che ha evocato il rigore e l’armonia del Maestro, quella capacità tutta zeffirelliana di fondere luce e ombra in un equilibrio perfetto.
Il Premio per la Regia è andato a Marco Bellocchio, voce autonoma del cinema italiano. Hollywood ha brillato a Firenze con Ann Roth, due volte Premio Oscar, icona assoluta dell’arte del costume, che con raffinata ironia ha confessato: «A qualsiasi costumista, anche solo il nome di Zeffirelli fa ancora tremare i polsi».
Applausi anche per il duo della scenografia, Sarah Greenwood e Katie Spencer, interpreti di un’arte che – come insegnava Zeffirelli – non si limita al fondale, ma costruisce mondi.
A dare profondità istituzionale, ma con calore autentico, alla serata, la sindaca di Firenze Sara Funaro, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani (nella foto sotto, con Robert Powell e Pippo Zeffirelli), l’assessora regionale alla cultura Cristina Manetti e l’assessore alla cultura del Comune Giovanni Bettarini. Firenze, nelle loro parole, è stata raccontata come culla di una visione capace di trasformare la tradizione in linguaggio universale.
E poi il gran gala nella coreografica Sala Musica della Fondazione: un cuore pulsante di arte e mondanità, condiviso con artisti, autorità e con quella Firenze autentica che sa essere insieme aristocratica e popolare.
Organizzazione impeccabile, atmosfera sospesa.
Il momento più intimo, quasi couture nella sua delicatezza, è stato quello di Pippo Zeffirelli. È stato lui, con amore e determinazione, a istituire il Premio attraverso la Fondazione e il Trust dedicati al padre. Non solo un riconoscimento artistico, ma un gesto di continuità affettiva: custodire la visione, farla vivere, consegnarla al futuro.
E come finale, un omaggio prezioso: la litografia, tirata per l’occasione, di un bozzetto quasi metafisico del Turco in Italia firmato dal Maestro. Un segno, un sigillo, una promessa. Perché Zeffirelli non appartiene soltanto alla storia dello spettacolo mondiale. Appartiene a uno stile: il tono di questa notte sono tre parole: eleganza, disciplina, passione. Per un’idea alta e luminosa di bellezza.
Titti Giuliani Foti
Titti Giuliani Foti è una giornalista professionista italiana: per vent’anni referente per la cultura e gli spettacoli del quotidiano toscano “La Nazione”, Titti è critica teatrale, scrittrice, commentatrice e collaboratrice di testate nazionali italiane e importanti piattaforme web specializzate in teatro, arte e cultura


