Canada

Dazi e caos: un anno di guerra commerciale

TORONTO – Tra dazi, tariffe ritorsive, minacce e tensione, è passato un anno esatto dall’inizio della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Ieri infatti è stato il primo anniversario di quello che Donald Trump definì come il “Liberation Day”, il giorno in cui il presidente americano ha firmato l’ordine esecutivo per imporre dazi reciproci globali, definendolo una “dichiarazione di indipendenza economica” degli Stati Uniti.

Per il Canada, quest’anno è stato segnato da una forte instabilità economica e da una ridefinizione dei rapporti commerciali con il suo principale partner. Tante le conseguenze emerse negli ultimi 12 mesi. Gli economisti stimano che il ciclo di dazi 2025-2026 abbia già ridotto il Pil canadese di una quota compresa tra l’1,5% e il 2%.

Sebbene il Canada sia stato inizialmente esentato dai dazi lineari del 10% grazie agli accordi Cusma, l’incertezza e i dazi settoriali hanno portato l’economia vicino alla recessione a metà del 2025.

L’automotive è stato il settore che ha subito il colpo più duro. I dazi del 25% sui veicoli e quelli su acciaio e alluminio hanno causato interruzioni nelle catene di montaggio integrate tra i due paesi.

Il Canada rimane strutturalmente esposto, poiché circa il 20% del suo Pil dipende dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, in particolare petrolio e gas. Le minacce di dazi supplementari (fino al 50% in alcuni casi) hanno causato la chiusura di decine di segherie e una riduzione degli investimenti a lungo termine.

Si calcola che le famiglie canadesi abbiano assorbito costi extra stimati tra i 1.700 e i 2.000 dollari all’anno a causa dell’aumento dei prezzi dei beni importati e della svalutazione del dollaro canadese.

Dopo un anno di dazi, il mercato del lavoro è descritto come “statico”. Il tasso di disoccupazione per il 2026 si attesta intorno al 6,7%, con una crescita occupazionale quasi nulla nei settori manifatturieri.

Il tutto, tenendo conto che entro pochi mesi sarà deciso il destino degli accordi di libero scambio tra il Canada, gli Stati Uniti e il Messico.

Nel frattempo ieri la Deloitte ha presentato un rapporto che prevede come l’economia canadese registrerà una crescita modesta quest’anno, con la guerra in corso in Medio Oriente e l’incertezza commerciale persistente che potrebbero peggiorare proiezione.

L’outlook primaverile di Deloitte stima una crescita dell’1,2 per cento nel 2026, in calo rispetto all’aumento dell’1,7 per cento dello scorso anno.

Il rapporto afferma che le condizioni del mercato del lavoro dovrebbero stabilizzarsi per tutto il 2026, con il tasso di disoccupazione che scende gradualmente fino al 6,3 per cento entro la fine dell’anno. Il tasso di disoccupazione è salito al 6,7 per cento a febbraio rispetto al mese precedente, secondo Statistics Canada.

Attualmente, le condizioni del mercato del lavoro sono ancora morbide, poiché l’incertezza commerciale e il rallentamento della domanda interna continuano a pesare sulle assunzioni. Desjardins ha citato perdite di occupazione nel settore manifatturiero che si prevede persisteranno fino al primo trimestre del 2026, mentre si prevede anche una debolezza nei servizi educativi e nell’amministrazione pubblica, poiché i governi contengono la spesa e rallentano gli arrivi di studenti internazionali.

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