Diabolik arriva al cinema
(e il prossimo sarà italo-canadese)

di Alessio Aletta del 5 January 2022

TORONTO – Se ne parlava da anni, e finalmente (dopo i soliti rinvii causa covid) è arrivato nelle sale italiane Diabolik dei Manetti Bros., l’atteso adattamento cinematografico del celebre fumetto creato dalle sorelle Giussani nel 1962 per intrattenere i pendolari milanesi e che ancora oggi è una presenza irrinunciabile nelle edicole italiane.

Negli anni ’60 “Diabolik” fu una vera rivoluzione: innanzitutto per il formato ultracompatto dei giornalini, con solo due vignette per pagina, pensato per stare comodamente nelle tasche del cappotto; ma soprattutto per i contenuti. Non si era mai visto prima un fumetto il cui protagonista non fosse un eroe senza macchia, ma al contrario uno spietato criminale (un antieroe, diremmo oggi) che non si faceva scrupolo ad ammazzare chiunque avesse la sfortuna di mettersi tra lui e uno dei suoi colpi; altrettanto inedita la presenza di una coprotagonista femminile, Eva Kant, non solo compagna di Diabolik in amore, ma anche partner alla pari nelle sue avventure.

Proprio l’incontro tra Diabolik (Luca Marinelli) ed Eva Kant (Miriam Leone) è al centro del film dei Manetti; a completare il trio c’è ispettore Ginko (Valerio Mastandrea), l’accanito poliziotto sempre a un passo dall’acchiappare i due criminali, che però immancabilmente gli sfuggono per un soffio in maniera rocambolesca.

Trasportare il “Re del terrore” dalla pagina allo schermo non è stata un’impresa facile. Il primo tentativo l’aveva fatto Mario Bava nel 1968, con una pellicola esuberantemente “anni ’60” (in una scena i due criminali si stendevano su un letto di banconote, manco fossero Zio Paperone) che negli anni è diventata un cult ma non faceva certo giustizia al personaggio; c’è stata poi una ventina d’anni fa una serie di cartoni animati italo-francese per bambini, che evidentemente aveva ben poco a che vedere con l’originale. Forse scottata da questi precedenti, l’Astorina (la casa che detiene i diritti del personaggio) aveva finora rinunciato a qualsiasi ulteriore trasposizione, rifiutando proposte anche importanti, perché non ritenute abbastanza fedeli al fumetto. Timori spazzati via dalla visione dei Manetti, che si rivela perfettamente in sintonia con quella dell’editore: il loro Diabolik, infatti, è un adattamento quasi filologico dei primi giornalini delle Giussani.

La trama riprende punto per punto quella di uno degli episodi più famosi della serie; la fotografia, le location, il montaggio, sono visibilmente “fumettistiche”; persino i dialoghi e la recitazione sono molto sopra le righe, antirealistici e volutamente demodé (abbondano le imprecazioni tipo “Maledizione!”, le voci inespressive, i lunghi “spiegoni” in cui i personaggi non si guardano). Proprio per questi motivi il Diabolik dei Manetti fa sicuramente felicissimi i fan del fumetto, ma rischia di straniare parte del pubblico.

Comunque la si pensi, il film ha certamente una forte personalità e il grande pregio di distinguersi dal diluvio di “cinecomics” americani prodotti da Marvel e DC nell’ultimo decennio.

Il riscontro della critica e del pubblico è stato in generale positivo, pur con qualche voce discordante, e intanto sono già in cantiere due sequel. Con una interessante novità: a quanto sembra, a vestire i panni di Diabolik non sarà più Luca Marinelli, ma un attore italo-canadese, il torontino Giacomo Gianniotti (già visto nelle ultime stagioni di Grey’s Anatomy).

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