Cultura

Classe e Caos sul Lago Maggiore

TORONTO – Le grandi ville lungo le coste del Nord Italia sono a lungo trattate dal cinema anglo-americano come una location di lusso unica, un parco giochi generico dove la ricchezza straniera può rilassarsi su uno sfondo panoramico. Eppure, quando Guy Ritchie ha spostato la produzione di The Gentlemen Season 2 sul Lago Maggiore, ha infranto quella percezione. Ha invece scelto di confrontarsi con le distinte personalità regionali che definiscono la regione.

Invece di trattare la location come un semplice scenario passivo, Ritchie si è puntato direttamente sulla lotta di classe dell’area. La serie evita le folle di autobus turistici del Lago di Como e delle strade sovraesposte di Stresa, concentrando la sua narrazione sull’acqua a Pallanza. Il pubblico americano potrebbe non comprendere la sfumatura, ma per un pubblico interno questa scelta è significativa. Pallanza rappresenta una discrezione aristocratica e di vecchia fortuna, dove la vita tradizionale sul lago rimane tranquilla. Offre la tela perfetta e curata per una storia criminale ad alto rischio.

E, cosa cruciale, la cura di Ritchie va oltre la location e si estende direttamente nella sala di casting, offrendo un netto contrappunto a decenni di abitudini industriali. Per generazioni, i direttori del casting americani e britannici sono stati notoriamente pigri nel casting in Italia. Spesso adottano stereotipi generici o importano volti riconoscibili non italiani per imitare la cultura.

Ritchie ribalta completamente questo paradigma mettendo in risalto, invece di sfondare, i talenti italiani di alto livello su un enorme palcoscenico globale di Netflix. La serie coinvolge pesi massimi come Sergio Castellitto e la magnetica Benedetta Porcaroli nell’ensemble principale, dando loro carne da sfogare insieme all’aristocrazia britannica. Questa scelta ricorda al pubblico internazionale che l’Italia vanta alcuni degli attori drammatici più versatili e carismatici al di fuori di Hollywood.

Il casting insieme all’ambientazione del lago offre un contrasto visivo e fresco al vecchio cliché americano della “Mafia”. Costringere l’infrastruttura criminale a operare da ville neoclassiche e immacolati giardini su laghi secolari è qualcosa di nuovo all’interno del genere. Osservare la potenza localizzata della folla sullo sfondo di prati botanici incontaminati crea un attrito visivamente coinvolgente, se non altro.

Il vero successo di Ritchie sta nel riconoscere che il paesaggio stesso è un personaggio vivente capace di cambiare completamente il tono di una serie. “Questo capitolo vede un’espansione deliberata, sia geografica che tematica, mentre viaggiamo dalla campagna inglese ai laghi italiani… la posta in gioco è aumentata, le dinamiche di potere più precarie“, dichiarò il regista Guy Ritchie.

Trattando sia gli attori che la geografia con genuino rispetto narrativo, la produzione sfugge alla trappola del classico diario di viaggio. Dimostra che quando una produzione internazionale smette di sfruttare l’Italia come cartolina e inizia a onorarne le sfumature interne, il cinema risultante raggiunge una scala senza tempo.

La serie funge da chiaro modello per capire come una location storica e mozzafiato possa facilmente sconfiggere i cliché pigri… dimostrando che anche se stai ancora raccontando una storia mafiosa, l’ambientazione giusta può cambiare tutto.

Immagini per gentile concessione di Netflix   

Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix

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