Letters to the Editor

TCDSB, building architects now demolition experts

di corriere canadese il December 14, 2020
TORONTO - It's next to impossible to write about Italians who made Canada their new home without talking about their Catholic faith. A very high percentage of Italians are Roman Catholic. Many religious orders sent their members to establish themselves in Canada in order serve the Italian community. This goes back to 1856 when the […]
Toronto - La Premier Wynne è entrata nel sistema elettorale, quindi capirà l’analogia con la Palla a Canestro.  Ha proposto  per domani un incontro con Joe Mancinelli (nella foto), vice presidente internazionale del LiUNA, il sindacato più grande nel settore edilizio del Canada. Secondo le cifre, solo nella GTHA i suoi distretti  vantano circa 70mila tesserati.
Wynne cercherà di rimettere in gioco la palla (politica) contro un pressing totale. E la squadra LiUNA potrebbe anche decidere di uscire dal campo. Potrebbe risultare disastroso perché, se non “alleati”, il governo liberale e il sindacato sono stati tradizionalmente “amici”, per reciproci interessi.
Poi, negli ultimi dieci giorni, dopo aver rivisto la Legge di Stabilità ( Bilancio) nel suo insieme, gli addetti e i legali del LiUNA hanno evidenziato cambiamenti proposti sugli “Ordini di Designazione” stabiliti nei primi anni ’70, ai sensi della legge sulle relazioni lavorative.
Il Budget Omnibus Bill copre una varietà di leggi che necessitano di emendamenti, che vanno messi in atto, una volta approvato il Bilancio. Uno di questi include la Schedule 14, ai sensi del Labour Relation Act (emendato nel 1995).
Sotto la Legge risalente al 1974, “Gli ordini della Designazione” aveva assegnato alcuni sindacati e le loro sedi giurisdizionali in specifiche aree geografiche in base a determinati impieghi. Il governo di quel tempo, con a capo il premier Bill Davis, con l’idea di creare una certa stabilità lavorativa nel settore economico dove i lavoratori venivano sfruttati e gli esborsi per gli appalti erano all’ordine del giorno.
TORONTO - Donald Trump sembra virare da una crisi comunicativa all’altra. Stiamo assistendo ad un’esperienza simile a un passeggero che si trova a bordo di una macchina in un autoscontro del Carnival Midway, non si va da nessuna parte, ma il brivido di evitare la prossima collisione sfuma ad ogni momento che passa. In sei mesi del suo mandato, il Presidente degli USA, in tutta evidenza, pare impegnato a mostrare al mondo di essere non solo il “capo supremo”, ma che è anche pronto  - se non occupato - ad invertire modi di fare (esistenti da tempo) e tendenze che hanno caratterizzato le società democratiche occidentali e progressiste compresi anche i valori sociali che ne derivano. Le rivolte e la tragedia a Charlottesville potrebbero essere il momento definitivo della sua Presidenza. Ma egli non sembra rendersi conto delle totali conseguenze, lasciando un vuoto enorme che ognuno può riempire come vuole.
È alquanto difficile immaginare che qualcuno così immerso nel mondo internazionale delle finanze, nel potere esecutivo, nella cultura e tra le “personalità globali” si fermerebbe a valutare le sfumate situazioni che caratterizzano la sua autorità nel suo paese e all’estero. Non meno di sei direttori generali  di compagnie con interessi internazionali hanno abbandonato il suo Consiglio Consultivo dopo i pasticci del suo unico messaggio che gli Americani (e chiunque con un po’ di coscienza) avrebbe voluto ascoltare a seguito di Charlottesville: non c’è spazio nella nostra società per gli estremisti, e chiunque voglia riportarci ai giorni bui del passato avrà addosso tutto il peso della Presidenza e del Sistema. 
Ha fatto pausa. Poi ha peggiorato la situazione, suggerendo che i neo-nazisti e gli estremisti che espando odio potrebbero non essere così malvagi. 
TORONTO - Donald Trump sembra virare da una crisi comunicativa all’altra. Stiamo assistendo ad un’esperienza simile a un passeggero che si trova a bordo di una macchina in un autoscontro del Carnival Midway, non si va da nessuna parte, ma il brivido di evitare la prossima collisione sfuma ad ogni momento che passa. In sei mesi del suo mandato, il Presidente degli USA, in tutta evidenza, pare impegnato a mostrare al mondo di essere non solo il “capo supremo”, ma che è anche pronto  - se non occupato - ad invertire modi di fare (esistenti da tempo) e tendenze che hanno caratterizzato le società democratiche occidentali e progressiste compresi anche i valori sociali che ne derivano. Le rivolte e la tragedia a Charlottesville potrebbero essere il momento definitivo della sua Presidenza. Ma egli non sembra rendersi conto delle totali conseguenze, lasciando un vuoto enorme che ognuno può riempire come vuole.
È alquanto difficile immaginare che qualcuno così immerso nel mondo internazionale delle finanze, nel potere esecutivo, nella cultura e tra le “personalità globali” si fermerebbe a valutare le sfumate situazioni che caratterizzano la sua autorità nel suo paese e all’estero. Non meno di sei direttori generali  di compagnie con interessi internazionali hanno abbandonato il suo Consiglio Consultivo dopo i pasticci del suo unico messaggio che gli Americani (e chiunque con un po’ di coscienza) avrebbe voluto ascoltare a seguito di Charlottesville: non c’è spazio nella nostra società per gli estremisti, e chiunque voglia riportarci ai giorni bui del passato avrà addosso tutto il peso della Presidenza e del Sistema. 
Ha fatto pausa. Poi ha peggiorato la situazione, suggerendo che i neo-nazisti e gli estremisti che espando odio potrebbero non essere così malvagi. 
Il quotidiano italiano in Canada
© Copyright M.T.E.C. Consultants LTD.
3800 Steels Ave. W., Suite 300, Vaughan ON, Canada
Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.