Stop al Keystone XL: rabbia Kenney-O’Toole, Ottawa prende tempo

di Francesco Veronesi del January 19, 2021

TORONTO - L’Alberta si prepara al peggio. Come promesso durante la campagna presidenziale, Joe Biden andrà avanti con il suo piano che prevede la cancellazione del contratto di estensione, sul suolo americano, del Keystone XL, l’oleodotto che collega le aree petrolifere dell’Alberta con le raffinerie nell’area industriale di Houston. Addirittura, nei progetti del presidente eletto ci sarebbe l’intenzione di procedere con un ordine esecutivo durante il primo giorno di presidenza.

Si tratta di una questione estremamente delicata. L’intera politica industriale del Canada, a livello federale, è influenzata dalle scelte di fondo strategiche sul fronte energetico. Ma a livello provinciale questo settore è di vitale importanza.

L’intera economia dell’Alberta dipende dalla capacità di estrazione e distribuzione del petrolio ricavato dalle sabbie bituminose. Lo stesso governo provinciale guidato dal premier Jason Kenney nel progetto di espansione dell’oleodotto Keystone XL ha già investito oltre 1,5 miliardi di dollari e logicamente lo stop forzato che arriverà nei prossimi giorni dalla nuova amministrazione americana avrà delle conseguenze pesantissime sulla già fragile economia della provincia.

Lo stesso Kenney ha ribadito a più riprese come l’eventuale stop alla costruzione della nuova linea dell’oleodotto avrebbe delle ripercussioni sui posti di lavoro e sulla ripresa economica dell’Alberta.

Ieri è stata la volta di Erin O’Toole, che ha lanciato un appello rivolto al nuovo presidente americano affinché ci sia un ripensamento dell’ultimo momento. "Se si arriverà allo stop - ha fatto sapere- Erin O’Toole - si tratterà di un problema devastante per migliaia di famiglie canadesi già provate dalla crisi economica. Keystone XL è un progetto di rilevanza nazionale che supporta un numero altissimo di lavoratori in Canada e negli Stati Uniti".

Il leader conservatore ha lanciato un appello a Justin Trudeau, affinché avvii un dialogo proficuo con il nuovo presidente americano e lo convinca ad andare avanti con il progetto. Ma il primo ministro, dal canto suo, in questo momento preferisce rimanere in disparte. Il governo liberale da tempo ha appoggiato un’altra strategia di sviluppo energetico che non va da Nord a Sud (verso gli Stati Uniti), ma da Est a Ovest.

Nel 2017 Ottawa ha lanciato un segnale ben preciso, con l’acquisto della Trans Mountain Pipeline, un oleodotto che dovrebbe trasportare il petrolio dall’Alberta alla British Columbia. Addirittura, secondo alcuni analisti di mercato, lo stop alla Keystone XL potrebbe aiutare il progetto di sviluppo alternativo del governo federale.

Sta di fatto che la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca avrà un impatto rilevante su migliaia di lavoratori canadesi e sulle loro famiglie.

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