LTC, obbligo vaccino staff
slitta al 13 dicembre

di Mariella Policheni del November 15, 2021

TORONTO - Era fissata per oggi la scadenza per essere completamente immunizzati contro il Covid-19 per i lavoratori delle case di cura a lunga degenza dell’Ontario ma il governo ha deciso di posticiparla fino al 13 dicembre. A comunicarlo è stata la portavoce del ministro del Long Term Care Rod Phillips Vanessa De Matteis: entro oggi invece lo staff di queste case deve ricevere almeno la prima dose del vaccino.

Il vice ministro associato per il Long Term Care Erin Hannah ha informato i gestori delle LTC della proroga concessa a infermieri, psw e dipendenti vari per mettersi in regola con le vaccinazioni dal momento che la National Advisory Committee on Immunization un mese fa ha stabilito che “l’intervallo ottimale tra la prima e la seconda dose di un vaccino mRNA Covid-19 è di otto settimane”.

La provincia ha dichiarato che fino a venerdì scorso ad essere parzialmente immunizzato era il 98% del personale mentre il 95% dello staff ha ricevuto due dosi. Sono percentuali alte ma incomplete queste rese note dal governo. A causa di problemi di ordine tecnico, ha detto la De Matteis, 57 LTC devono ancora presentare i dati aggiornati delle loro strutture: il tasso di immunizzazione potrebbe quindi variare.

Quella delle case di cura a lunga degenza è una situazione delicata a causa della fragilità dei loro residenti che oltre ad essere anziani soffrono spesso di serie patologie che ne pregiudicano la possibilità di lottare contro il Covid: sono state finora 3.824 le persone che in queste strutture, soprattutto durante le prime due ondate della pandemia, hanno perso la vita.

Proprio per evitare che la strage di anziani continui - dopo il pressing di medici e familiari - il governo ha decretato l’obbligatorietà vaccinale per chi in queste LTC ci lavora.

Lo scorso mese questa policy è stata annunciata assieme ad altre misure come i test casuali per il personale vaccinato e per i visitatori in modo da individuare sul nascere eventuali focolai del virus. Al momento c’è solo un focolaio di Covid in una LTC - la The Pines a Bracebridge - un solo residente e 6 membri dello staff infetti. Ma la situazione potrebbe cambiare così come è cambiato dall’inizio della pandemia il concetto dei cittadini sulle case di cura a lunga degenza.

Secondo un sondaggio condotto recentemente da Asking Canadians in collaborazione con il Canadian Institute for Health Information il 70% degli interpellati - guidato dal desiderio di evitare di entrare nelle case di cura - chiede un maggiore sostegno al settore dell’assistenza domiciliare.

Nell’autunno del 2020 da un altro sondaggio di Asking Canadians condotto su un campione di oltre 3.000 di età compresa tra i 50 e i 69 anni in Ontario e Québec, è risultato che il 72% si è detto poco convinto di voler risiedere in una casa di cura ed il 70% ha affermato di essere preoccupato dal rischio per la propria salute in queste strutture. La pandemia, ha in sostanza cambiato radicalmente la percezione e le preferenze dei canadesi riguardo le LTC.

Poter continuare a vivere nella propria casa è il desiderio degli anziani ma l’assistenza domiciliare è costosa anche quando esistono sussidi governativi. E per coloro che non hanno familiari in grado di fornire assistenza le case di cura pubbliche a lunga degenza sono spesso la loro unica scelta.

Secondo il Canadian Institute for Health Information, durante la prima ondata della pandemia, da marzo ad agosto 2020, oltre l’80% dei decessi canadesi per Covid-19 sono stati legati a case di cura e di riposo già in situazioni precarie negli anni pre-pandemia.

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