Il Commento

Alcune verità scomode nei circoli politici

TORONTO – E così andiamo avanti per la nostra strada, sicuri delle definizioni egoiste che pensiamo definiscano tutti noi… finché non ci viene data la proverbiale sveglia. Potresti non sapere chi sei, ma tutti sanno chi/cosa non sei.

Sulla questione dell’identità nazionale, il Canada presenta varie sfide per chi aspira alla cittadinanza. Non va bene una sola misura per tutti, da qui la creatività magica della confederazione canadese, un “paese” così vasto da sovrastare il Continente d’Europa, un territorio con – finora – 27 paesi diversi e con praticamente innumerevoli etnie tra i suoi 450 milioni di abitanti che superano di gran lunga i 42 milioni del Canada.

Quando, come parlamentari, cercavamo di dare un senso al disgregamento del Canada che conoscevamo di fronte a un Accordo di Libero Scambio (FTA) e il successivo Accordo di Libero Scambio Nordamericano (NAFTA), le discussioni erano tutte su come trovare il momento decisivo che rendesse più facile spiegare a noi stessi e ad altri cosa siamo/eravamo in realtà.

Una collega di Coburg, Ontario, una donna meravigliosa, l’Onorevole Christine Stewart (che si riposi in pace), disse, e parafraso: “Sono canadese perché non sono americana”. Rappresentava un distretto a est di Toronto nota come l’area di insediamento per quei Lealisti che non si unirono agli Stati Uniti nella Guerra di Rivoluzione contro l’Impero Britannico (1774-1783). Molti mercenari tedeschi e italiani rafforzarono la spina dorsale delle forze britanniche.

Io e diversi altri membri del Parlamento nel nostro caucus non eravamo né inglesi né francesi, mentre la discussione si spostava sulla determinazione del carattere del Canada in un dibattito nazionale su sovranità e separazione. Allora, come ora, le nostre percezioni della nostra lealtà verso “Dio e Patria” erano diverse da quelle di chi aveva visioni più restrittive. La maggior parte di noi apprezzava la spinta ’”unificatrice” del cattolicesimo [cristianesimo] che permeava i nostri sistemi scolastici.

Scusate la divagazione, è paragonabile all’advocacy della controcultura che mirava a togliere i diritti denominazionali e costituzionali delle scuole cattoliche dall’identità canadese. Purtroppo, coloro a cui viene affidata la protezione e la promozione di questa identità sembrano intimiditi dall’esercitare i propri privilegi e il proprio dovere.

Non così sono i leader del Parti o del Bloc Quebecois. La loro storia è una storia di affinamento e rinforzo costante della loro visione e del loro processo. C’è una dichiarazione di missione sempre presente, quasi evangelica, per la loro agenda politica e il loro scopo che va oltre le accomodazioni che altri potrebbero fare per compiacerli: nous sommes maîtres chez nous (siamo padroni a casa nostra), indipendentemente da quanto bene si parli la nostra lingua.

Ma siamo canadesi; e perché, come cattolici, abbiamo contribuito a costruire questo paese, ci siamo guadagnati un posto nella Costituzione del paese, al sicuro da individui e gruppi che avrebbero violato i nostri diritti e preso decisioni per diminuire il loro significato.

Con il dovuto rispetto alla Governatrice Generale Louise Arbour, ex giudice della Corte Suprema, lo ha riconosciuto quando ha risposto alle richieste della Canadian Press e poi riportato sull’Epoch Times il piano del Parti Québécois (PQ) di eliminare il ruolo della Monarchia in Quebec. Non possono.

Suo Onore ha aggiunto che “siamo inquadrati da un ambiente costituzionale, una costituzione scritta, una convenzione costituzionale, leggi…”. Può un organo eletto funzionare senza che i suoi membri giurino fedeltà all’autorità governativa – il Re e il Magistero?

Il Magistero è l’autorità costituzionale che sovrintende alle scuole cattoliche. Non lo e’ nessun altro.

Una causa intentata dall’avvocato costituzionale e professore di diritto dell’Università di Ottawa, Lawrence David, insieme al Public Interest Litigation Institute, può essere istruttiva per i “consigli locali” riguardo alla loro legittimità se i loro trustee non giurano fedeltà sia al Magistero che al Paese, come previsto dal loro obbligo di assumere l’incarico.Non ne avrebbero alcuna.

In alto: Louise Arbour, governatrice generale del Canada (foto @GGCanada)

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