Canada

Carney: nostra risposta necessaria. Washington, possibili nuovi dazi

TORONTO – L’allontanamento del Canada dagli Stati Uniti potrebbe avere delle conseguenze negative, ma l’immobilismo sarebbe stato peggiore. È questo il messaggio lanciato ieri mattina da Mark Carney, in un video rivolto ai canadesi, nel quale il primo ministro spiega punto per punto quali sono state le ragioni che hanno spinto il suo governo ad imporre le contro-tariffe entrate in vigore ieri. Carney ha ribadito la sua intenzione di rispondere alla guerra commerciale degli Stati Uniti stipulando nuovi accordi commerciali con altri paesi per diventare meno dipendenti da Washington.

“Abbiamo tutto ciò che ci serve per cambiare direzione e prosperare. Quel cambiamento avrà un prezzo. C’è sempre un prezzo nell’azione: ma non si avvicina nemmeno lontanamente al prezzo di restare fermi”. Insomma, l’immobilismo secondo il leader liberale avrebbe portato a conseguenze ancora più pesanti per la nostra economia ed è per questo che il governo ha optato per la scelta dolorosa di imporre dei contro-dazi, pur sapendo che questa mossa avrebbe portato a un’ulteriore escalation con gli Usa.

Per Carney, l’obiettivo è “uscire più forti e resilienti, perché – ha sottolineato – nessun paese potrà mai tenerci in ostaggio”. Da ieri sono in vigore contro-dazi ritorsivi verso circa 800 prodotti americani importati in Canada, per un valore commerciale che sfiora i 28 miliardi di dollari. La misura è stata decisa dal governo di Ottawa in risposta ad dazi aggiuntivi imposti dall’amministrazione Trump che hanno preso di mira il Canada il mese scorso.

Nel suo discorso video, Carney ha ribadito le affermazioni già fatte secondo cui gli Stati Uniti avrebbero cercato di introdurre misure per limitare la capacità del Canada di commerciare con altri paesi e la possibilità di promuovere e proteggere la lingua e la cultura francese.

Nel frattempo i conservatori hanno continuato a chiedere durante il fine settimana a Carney din rendere pubblici tutti i dettagli dell’accordo da cui il Canada si è allontanato e che il governo richiami il parlamento prima della data prevista per il 21 settembre.

“Chiediamo al primo ministro di essere sincero – ha detto Pierre Poilievre in una conferenza stampa a Regina – Sappiamo che non è facile negoziare con il presidente degli Stati Uniti. Ma il modo migliore per mantenere tutti uniti e impegnati nella stessa direzione è essere trasparenti sui costi, sulle decisioni e sul piano per il futuro”. “Le uniche persone che non hanno visto l’accordo sono i canadesi. Meritano di vederlo così possono giudicare per ciò per cui stiamo lottando e contro cosa stiamo combattendo”.

Nel video, Carney ha sottolineato come i dazi di Trump siano pensati per danneggiare alcuni canadesi più di altri. Gli Stati Uniti hanno costantemente preso di mira l’acciaio, l’alluminio, l’auto e il legname del Canada, che hanno colpito principalmente i lavoratori in Ontario, Quebec e B.C.

I segnali che arrivano dal Sude del confine non sono affatto confortanti. Ieri il rappresentante al Commercio americano Jamieson Greer ha dichiarato che l’amministrazione Usa sta vagliando una serie di opzioni in questo momento: tra le tante, anche quella di attivare nuove tariffe in risposta ai contro-dazi voluti da Carney. Lo stesso Greer ieri ha parlato al telefono con il ministro per il commercio Canada-Usa Dominic LeBlanc: la telefonata è stata cordiale – hanno fatto sapere le due parti – ma è stato constatato come non sussistano in questa fase le condizioni necessarie per riavviare la trattativa bruscamente bloccata il mese scorso.

In alto, il primo ministro Mark Carney (foto: X – Carney)

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