Venezia mette i finanziamenti sotto un microscopio
TORONTO – Mentre la Mostra del Cinema di Venezia continua ad affrontare un intenso controllo su una programmazione principale della competizione con una sola regista donna, il festival si prepara a presentare due opere molto attese: quella di Marco Bechis Ritorno a Buenos Aires e quello di Alina Marazzi La Ragazza Con La Leica. Entrambi i film hanno ottenuto posti ambiti al principale evento cinematografico italiano. Eppure, la loro presenza porta alla luce un altro complesso dibattito istituzionale.
I registi indipendenti in tutta Italia stanno attualmente interrogando il Ministero della Cultura sui suoi nuovi criteri di finanziamento per l'”interesse nazionale”. I critici temono che questi rigidi filtri culturali possano fungere da apparato di barriera, potenzialmente sopprimendo sceneggiature politicamente sensibili prima che possano accedere ai finanziamenti interni.
A prima vista, la scelta di queste due narrazioni dure e politicamente cariche sembra contraddire le accuse secondo cui lo Stato sta limitando l’arte provocatoria. Tuttavia, uno sguardo più attento all’architettura logistica e finanziaria di entrambe le produzioni rivela i cambiamenti strutturali esatti che preoccupano i creatori indipendenti.
Per comprendere la polemica, bisogna esaminare come questi registi dovessero strutturare i loro progetti. Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis segue un medico italiano che torna in Argentina per testimoniare contro i brutali ufficiali della giunta militare che lo torturarono.
A causa di un deficit di infrastrutture locali e di un adeguato finanziamento interno, Bechis non ha potuto girare il film nel suo contesto naturale argentino. Invece, la produzione ha adattato un aula bunker (aula del bunker) a Torino, Italia – originariamente costruita per processare i gruppi terroristici interni durante i violenti “Anni di Piombo” in Italia – per fungere anche da tribunale di Buenos Aires.
Allo stesso modo, anche quello di Alina Marazzi La Ragazza Con La Leica prende di mira il devastante costo umano del totalitarismo. Il biopic storico segue Gerda Taro, la pioniera fotogiornalista antifascista che documentò le linee del fronte della guerra civile spagnola insieme a Robert Capa, mettendo in luce intellettuali in fuga dall’Italia di Mussolini.
Il problema cruciale è che, sebbene entrambi i film abbiano ottenuto con successo finanziamenti pubblici dallo Stato italiano, i loro sussidi sono stati approvati e garantiti molto prima che l’attuale amministrazione riformasse il sistema. Sono stati approvati prima che il ministero implementasse i suoi nuovi filtri ideologici di “interesse nazionale”.
Inoltre, entrambi i progetti si sono basati fortemente su coproduzioni internazionali per svuotare completamente i loro bilanci.
Il lungometraggio di Bechis si basava su un mosaico di entità finanziarie italiane, brasiliane e francesi, mentre il biopic di Marazzi ha richiesto un consistente sostegno da parte di co-produttori tedeschi e svedesi.
Tuttavia, vedere questo cambiamento solo attraverso la lente del gatekeeping politico manca una conversazione più profonda sull’autodeterminazione culturale. Per decenni, i registi italiani hanno osservato da lontano mentre gli studi di Hollywood si appropriavano della loro storia, del loro paesaggio e della loro identità attraverso una lente straniera e troppo semplificata.
Stringendo i criteri culturali, l’attuale quadro funziona anche come spinta strutturale per gli italiani a raccontare storie italiane in prima persona, attingendo direttamente a un ricco serbatoio domestico di storia e letteratura.
In definitiva, Ritorno a Buenos Aires e La Ragazza Con La Leica dimostrano che i registi locali detengono l’autorità unica di analizzare la storia in prima persona, bypassando l’obiettivo di Hollywood. Queste produzioni dimostrano che navigare in regolamentazioni più severe riguarda meno la censura e più la preservazione delle voci autentiche e complesse che mantengono viva la ricca memoria culturale italiana.
Immagini per gentile concessione di Fandango, Vivo Film e Rai Cinema
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix




