Gianotti, la fisica italiana che svelò l’universo
TORONTO – Mentre l’industria cinematografica italiana si confronta con gli stalli burocratici sui finanziamenti, Stefano Mordini ha puntato a raccontare la storia di una fisica storica. Il suo prossimo film, La Particella Misteriosa, affronta la vita della fisica di fama mondiale Fabiola Gianotti, tracciando il conto alla rovescia ad alta posta in gioco fino al suo storico annuncio del 2012 di una svolta che ha cambiato la nostra comprensione dell’universo.
La svolta di Gianotti ha dimostrato l’esistenza del pezzo subatomico del puzzle che spiega perché qualcosa nel nostro universo esiste fisicamente. Senza questa particella, i mattoni fondamentali della natura non avrebbero peso. Semplicemente sfrecciavano attraverso lo spazio vuoto alla velocità della luce senza mai incontrarsi. Confermandone l’esistenza, il suo team sbloccò esattamente il meccanismo che permetteva alla materia di aggregarsi dopo il Big Bang.
Ma Mordini non sta solo creando un dramma clinico sullo spazio di lavoro. Punta a un ritratto psicologico ampio. La sceneggiatura, co-scritta da Mordini, Luca Infascelli e lo scrittore Paolo Giordano, si concentra deliberatamente sull’attrito poetico del mondo interiore di Gianotti.
Molto prima di muoversi nei vasti laboratori sotterranei di Ginevra, era una pianista classica e un’aspirante prima ballerina.
Il film esplorerà come un amore profondo per la filosofia e la musica possa anche portare una persona a decifrare i misteri più profondi della natura.
Il percorso di Gianotti dimostra che la logica non è sempre fredda, ma può essere guidata dall’immaginazione.
In una cultura globale sempre più soddisfatta del superficiale, c’è qualcosa di profondamente rinfrescante in un film che osa trattare l’ossessione intellettuale di Gianotti come uno spettacolo cinematografico grandioso.
Inoltre, La Particella Misteriosa sarà sicuramente presentato come una celebrazione di un incredibile trionfo italiano sulla scena globale. Quando Gianotti guidò il suo team internazionale di 3000 scienziati a questa enorme scoperta (tramite l’Esperimento Atlas), non stava solo gestendo dati, ma stava guidando l’umanità verso una nuova era di conoscenza.
Vedere una casa di produzione italiana spingere questa distinta eredità femminile sul mercato internazionale evidenzia una contro-narrazione cruciale alle attuali ansie interne. Dimostra che i film italiani riescono ancora a catturare l’attenzione mondiale, allontanandosi dai cliché locali prevedibili per concentrarsi su una figura globale potente.
Tuttavia, i registi sono concentrati sul suo lato umano, promettendo una storia audace che bilancia il laboratorio con la sua vita interiore personale, o “la poesia umana nascosta sotto le equazioni”.
Mordini e i suoi coautori si impegneranno a mostrare come “l’intuizione artistica e la scoperta scientifica derivino dallo stesso esatto desiderio umano”.
Se Mordini riuscirà a tradurre senza soluzione di continuità la spinta invisibile e interiore di Gianotti in un cinema visivamente accattivante resta da vedere. Se la regista riesce a bilanciare con successo la sua anima artistica con il suo peso storico, La Particella Misteriosa farà più che onorare un’eredità monumentale. Ricorderà al mondo che il cinema italiano può ancora guardare verso una singola vita umana e trovare qualcosa di veramente profondo.
Immagine di Fabiola Gianotti per gentile cortesia di Fremantle; immagine della particella di Dio per gentile gentile cura del CERN, Thomas McCauley, Lucas Taylor
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix




