Cusma, Washington ammette: “Pochi progressi in 14 mesi”
TORONTO – La decisione degli Stati Uniti di non rinnovare il Cusma è la naturale conseguenza dei mancati progressi registrati in più di un anno di trattativa. La conferma è arrivata per bocca di Pete Hoekstra, ambasciatore americano in Canada, che ha ribadito come il no di Washington non sia definitivo, ma sia frutto della semplice constatazione che sul tavolo rimangono molte, anzi troppe questioni aperte da risolvere. Per il diplomatico, lo stop al rinnovo automatico dell’accordo di libero scambio dovrebbe essere visto non come momento di rottura, ma come punto di partenza per rimboccarsi le macchine, affrontare tutti i nodi da sciogliere e superare le divisioni emerse tra gli Stati Uniti, il Canada e il Messico.
“In 14 mesi di negoziato – ha ammesso l’ambasciatore americano – abbiamo registro davvero pochi progressi significativi, ma la nostra amministrazione continuerà a trattare per una futura risoluzione dei contrasti e un futuro accordo sul Cusma. Credo – ha poi aggiunto il diplomatico – che esista una strada da percorrere e andremo avanti a trattare a luglio e anche agosto, fino a quando non saranno superati tutti gli ostacoli”.
Resta il fatto che il mancato via libera al rinnovo lo scorso 1° luglio ha fatto entrare l’accordo in una fase provvisoria che potrebbe durare anche 10 anni. Superata quella scadenza, in caso di mancato accordo, il Cusma semplicemente cesserà di esistere. Inoltre, visto il mancato via libera, il trattato dovrà essere ridiscusso con una cadenza annuale. Si tratta ovviamente di uno scenario non proprio ideale per il governo canadese, che invece vorrebbe arrivare a un accordo definitivo che blinderebbe il Cusma almeno fino al 2042, per altri sedici anni quindi. I negoziatori canadesi conoscono molto bene quali sono i punti di frizione con Washington.
Il primo riguarda le posizioni distanti nel settore automobilistico e in quello della componentistica auto, insieme al sistema protezionistico canadese che tutela il settore dei latticini del Quebec. Ci sono poi delle altre questioni aperte, che Washington vuole risolvere prima di andare avanti con la trattativa. Per l’amministrazione Trump il Canada dovrebbe togliere la messa al bando sulla vendita di alcolici americani, ma il nodo da sciogliere sta nel fatto che la misura è stata approvata non dal governo federale, ma da alcuni governi provinciali.
Inoltre Washington non vede di buon occhio il ravvicinamento commerciale tra il Canada e la Cina. Il rappresentante al Commercio americano, Jamieson Greer, ha sottolineato come questo possa essere un problema anche in chiave Cusma: “Non vogliamo trovarci nella situazione in cui il Canada accolga investimenti cinesi e auto cinesi per poi inviarli negli Stati Uniti”.
Insomma, i problemi restano e il destino del Cusma dipende dalla capacità di superarli.
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