Canada

Il taccuino mundial del Corriere / Diluvi di gol contro la regola del 6

TORONTO – Chissà se le nuove generazioni conoscono la regola del 6. Ne dubito.

Quando il Mondiale era una cosa seria, senza la partecipazione di ferrotranvieri uzbeki, maniscalchi qatarioti e dopolavoristi iracheni, il bomber che puntava al titolo di capocannoniere del Mondiale si poneva l’obiettivo di arrivare a quota 6. Con 6 gol, lo scettro non te lo toglieva nessuno. E perché solo 6, si chiederanno giovanissimi, casalinghe di Voghera e soccer mom della Gta? Perché segnare anche un solo gol al Mondiale era maledettamente difficile, un’impresa a volte insormontabile, arrivare a 3-4 reti era come scalare l’Everest a mani nude, raggiungere quota 6 equivaleva a zittire il mondo, e a gridare ai quattro venti la propria superiorità. Indiscussa e indiscutibile.

Chiedere a Mario Kempes, capocannoniere argentino dei Mondiali del 1978, o all’indimenticabile Pablito Rossi nel 1982, o all’inglese Gary Lineker nel 1986. Tutti con 6 gol. Ancora abbiamo davanti a noi le immagini degli occhi spiritati di Totò Schillaci nelle notti magiche di Italia 1990, anche lui 6 gol, o della coppia dell’Est Stoichkov-Salenko capocannonieri dell’edizione 1994, Nel 1998 lo scettro andò a Davor Suker, manco a dirlo con 6 gol, mentre nel 1998 ci fu il classico strappo alla regola, con Ronaldo il Fenomeno, che vinse con 8 reti: ma questo non è più calcio, qui entriamo nel campo minato della teologia. Nel 2006 e nel 2010 la quota-titolo si abbassò a 5, prima con Miro Klose e poi con i quattro moschettieri Thomas Muller, David Villa, Wesley Sneijder e Diego Forlán, tutti capocannonieri a pari merito.

Nel 2014 e nel 2018 siamo tornati alla normalità, a quota 6, con James Rodríguez ed Harry Kane, fino al mondiale qatariota del 2022, dove la progressiva infantinizzazione del Mondiale aveva già allargato la partecipazione ai vari continenti, limitando in percentuale la presenza delle squadre europee e dove Mbappé la imbustò 8 volte.

E come volevasi dimostrare, questo Mondiale è stato apparecchiato per far brillare (?) le grandi stelle, anche quelle in inevitabile declino per motivi anagrafici ma che ancora catturano l’immaginario collettivo del grande pubblico (soprattutto di quello che non segue molto il calcio). Che stanno segnando a ripetizione, tutti, nessuno escluso, da Messi (5 gol in 2 partite…) a Mbappé, da Kane a Haaland, passando per David.

Ieri si è risvegliato pure CR7, tanto per dire il livello… Ma tant’è, tutto fa brodo in questo grande calderone nella formula architettata dal grande alchimista Gianni Infantino: carrettate di gol, valanghe di gol, diluvi universali di gol. E siamo tutti contenti. E quando non succede, abbiamo anche la storia strappalacrime alla Vozinha, il portiere para-tutto di Capo Verde, o alla Eloy Romm estremo difensore in vena di miracoli di Curacao.

Quanto ci manca la regola del 6. E alle nuove generazioni: cosa vi siete persi…

More Articles by the Same Author: