Canada

Cusma, la nuova minaccia di Donald Trump

TORONTO – Il tira e molla continua sul fronte Cusma. A ridare vita alla polemica per la mancanza di progressi tangibili nella trattativa per il rinnovo dell’accordo di libero scambio nordamericano è stato il presidente Usa Donald Trump, che ai margini del vertice G7 di Evian ha ribadito ancora una volta la sua più totale indifferenza per gli esiti del negoziato. Ma non solo, l’inquilino della Casa Bianca ha addirittura rincarato la dose, sottolineando come a suo avviso l’accordo dovrebbe essere “terminato”.

“A dire il vero – ha aggiunto Trump – staremmo meglio senza quell’accordo. Preferirei che non venisse firmato, anzi dovrebbe essere abolito”. Poi, in tipico stile trumpiano, il presidente americano ha aggiunto “preferirei non avere quel tipo di accordo ma potrei firmarlo”. Insomma, nuova incertezza sui destini del Cusma, che invece qui in Canada viene visto come uno strumento insostituibile di tutela e sviluppo delle politiche commerciali di Ottawa. Anche perché il trattato di libero scambio, entrato in vigore nel 2020 sulle ceneri del defunto Nafta, durante il primo mandato presidenziale di Trump, nell’ultimo hanno ha garantito la protezione di circa l’85 dell’export canadese verso gli Stati Uniti dalle tariffe introdotte dallo stesso magnate newyorchese.

Rinunciare al Cusma vorrebbe dire spostare la lancetta indietro di quarant’anni, e tornare a dazi doganali, controdazi e tariffe all’insegna del protezionismo.

Molto analisti, tuttavia, continuano a minimizzare le prese di posizione di Trump, in linea peraltro con quanto dichiarato dal presidente americano nell’ultimo anno: in realtà la presenza del Cusma ha garantito ricchezza e prosperità anche negli Stati Uniti e non avrebbe alcun senso nemmeno per Washington mettere da parte il trattato. Ecco allora che si capisce come quella di Trump sia una strategia studiata a tavolino: sminuire l’importanza del trattato, minacciare l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi per poi costringere Canada e Messico a quelle modifiche gli Usa ritengono necessarie per mantenere in vita il Cusma.

Il governo canadese, dal canto suo, continua a non rispondere alle provocazioni di Washington e va avanti per la propria strada. A livello di funzionari, infatti, il negoziato tra le parti prosegue sottotraccia, lontano dai riflettori, nel tentativo di smussare gli angoli, trovare un terreno comune e limare le differenze per arrivare all’obiettivo dichiarato del rinnovo del Cusma per altri 16 anni, fino cioè al 2042. Le alternative a questo scenario sono sostanzialmente due. La prima è quella di un’uscita unilaterale di Washington dall’accordo: per farlo, basterebbe un preavviso scritto di 6 mesi.

La seconda invece – quella più probabile – prevede il superamento della scadenza del primo luglio, con il trattato che rimarrebbe in vigore in regime provvisorio: questo però farebbe scattare il meccanismo della revisione annuale degli accordi, un impiccio che Ottawa vorrebbe evitare.

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