Un mese al rinnovo, conto alla rovescia Cusma
TORONTO – Scatta il conto alla rovescia sul rinnovo del Cusma. Manca un mese, infatti, alla Joint Review tra Canada, Stati Uniti e Messico, una tappa ritenuta fondamentale per il futuro dell’accordo di libero scambio nato sulle ceneri del Nafta. Sul fronte del negoziato, a 30 giorni esatti dalla scadenza, non si registrano progressi, almeno per quanto riguarda la trattativa tra Ottawa e Washington. Anzi, negli ultimi giorni è arrivata l’ennesima battuta d’arresto nel settore automobilistico, che rappresenta uno dei punti di maggiore frizione tra i due Paesi.
L’amministrazione americana, infatti, durante gli incontri separati con i rappresentanti del governo messicano, ha scoperto le carte e ha fatto sapere di volere puntare a un profondo mutamento sui requisiti necessari per una determinata automobile a evitare il pagamento delle tariffe doganali. Attualmente, secondo le regole entrate in vigore nel 2020, i dazi non entrano in vigore se il 75 per cento della componentistica della vettura viene prodotto in Nord America. Washington vuole alzare l’asticella, spostando questa percentuale all’82 per cento.
Oltre a questo, i 40 per cento deve arrivare da Paesi con adeguate retribuzioni, tradotto Stati Uniti e Canada. L’amministrazione americana vuole rimettere le mani anche su questa disposizione, chiedendo invece che il 50 per cento della componentistica arrivi direttamente dagli Usa. Il problema che emerge dall’intransigenza americana è che si andrebbero ad introdurre numerosi paletti in netta contrapposizione contro lo spirito originario del Cusma, quello ciò di creare un’area continentale di libero scambio senza dazi doganali.
Ottawa, dal canto suo, cerca di lavorare lontano dai riflettori, per cercare di smussare gli angoli e ridare forza al negoziato in vista della scadenza dell’1 luglio. Nei prossimi giorni il ministro del Commercio Canada-Usa, Dominic LeBlanc, sarà a Washington per incontrarsi con il rappresentante americano al Commercio Jamieson Greer: si tratterà del primo vertice in persona degli ultimi sette mesi.
Sono tre i possibili esiti della Joint Review di luglio. Il primo è quello della firma del rinnovo, che permettere al Cusma di rimanere in vigore per altri 16 anni, fino al 2042. Il secondo scenario è il mancato accordo, che farebbe entrare il trattato nella sua forma provvisoria, con l’obbligo di un negoziato annuale. La terza ipotesi, quella che spaventa di più Ottawa, è quella dell’uscita degli Usa dal trattato, passo indietro che entrerebbe in vigore dopo sei mesi.

