“Il referendum può essere un bluff pericoloso”
TORONTO – Il referendum sull’indipendenza dell’Alberta potrebbe rivelarsi un “bluff pericoloso”. È questo il monito lanciato ieri da Mark Carney commentando la decisione della premier dell’Alberta, Danielle Smith, di inserire nei quesiti referendari del 19 ottobre anche la richiesta di avvio del procedimento formale per l’attivazione del referendum sulla secessione dal Canada.
Il primo ministro ha utilizzato parole dure e nette, abbandonando per una volta i toni moderati delle ultime settimane. Parole che lasciano intendere anche una certa delusione, visto che la scorsa settimana lo stesso primo ministro e la Smith avevano firmato l’accordo sui nuovi prezzi della Carbon Tax industriale – che mettono l’Alberta in una condizione di sostanziale privilegio rispetto alle altre province canadesi – e la bozza d’intesa sulla tabella di marcia che dal 2027 porterà alla costruzione di un oleodotto dall’Alberta alla British Columbia.
Evidentemente il leader liberale aveva pensato di aver disinnescato la minaccia separatista, un’ipotesi che invece si è rivelata sbagliata. E risulta problematica, sotto questa ottica, l’ambigua posizione della premier dell’Alberta: da un lato la Smith ha ribadito di essere contraria alla separazione dal Canada, dall’altro ha deciso di puntare sul referendum per passare la patata bollente ai residenti. Un bluff pericoloso quindi, che potrebbe aprire le porte a delle conseguenze inaspettate e molto negative.
Lo stesso Carney ieri ha fatto il parallelo con quanto accadde nel 2016 con la Brexit, proprio mentre lui ricopriva la carica di governatore di Bank of England. All’epoca il primo ministro David Cameron, pur dichiarandosi nettamente contrario, decise di attivare il referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. A cinque mesi di distanza, i sondaggi registravano il vantaggio del fronte europeista. Poi, con il passare delle settimane, gli euroscettici salirono nei sondaggi, fino ad arrivare alla clamorosa vittoria che sancì l’addio di Londra dall’Ue. Oggi i britannici stanno ancora pagando a caro prezzo quella decisione affrettata: analisi economiche indipendenti stimano che il Pil del Regno Unito sia inferiore di una percentuale compresa tra il 6% e l’8% rispetto a nazioni europee simili, con un sostanziale impoverimento della popolazione e una contrazione generalizzata dell’economia nazionale.
Sempre ieri a Carney è stato chiesto se avesse consigliato Smith di non tenere un voto così divisivo. “Il premier non segue sempre i miei consigli,” ha risposto il primo ministro. “È utile porsi queste domande fondamentali? No, non è d’aiuto.” Carney ha aggiunto che una domanda referendaria non faceva parte del programma elettorale dello United Conservative Party (UCP): “Non era sulla scheda elettorale, non era nel mandato o nelle piattaforme del partito di governo o dell’opposizione ufficiale.”
Esiste peraltro una potenziale scappatoia per Ottawa di fronte alla minaccia secessionista. Carney infatti ha confermato che il governo federale sta esaminando la domanda di Smith per vedere se questa possa il Clarity Act. Secondo quella legge, la Camera dei Comuni decide se una questione referendum provinciale è chiara prima di poter essere sottoposta agli elettori. “Abbiamo l’obbligo, come governo federale, di esaminare la questione e decidere se sia coerente”, ha concluso.
In alto, il primo ministro Mark Carney (foto: X – Carney)

