Canada

Stallo Cusma a sei settimane dalla scadenza

TORONTO – È ancora stallo nel negoziato per il rinnovo del Cusma. A sei settimane dalla data ufficiale per il “tagliando” dell’accordo entrato in vigore nel 2020, la trattativa tra Canada, Stati Uniti e Messico non decolla, anche e soprattutto a causa della strategia adottata da Washington che ha preferito intavolare la discussione con i due partner in separata sede.

A differenza di quanto è accaduto durante il primo mandato presidenziale di Donald Trump, dove il negoziato andò avanti per mesi con i rappresentanti di tutti e tre i Paesi, l’inquilino della Casa Bianca ha preferito attivare due trattative parallele, che stanno peraltro andando a due velocità di marcia molto differenti.

Quella con il Messico, seppur con qualche incidente di percorso, sta procedendo in modo abbastanza lineare, con in calendario anche il primo incontro ufficiale fissato per il 25 maggio a Città del Messico. Quella con il Canada, anche a causa delle frizioni che hanno diviso i due Paesi tuttora impegnati in una guerra commerciale che non ha precedenti, si trova completamente al palo, con il lavoro sottobanco e lontano dai riflettori degli sherpa ma senza una data certa su un primo incontro formale tra le parti.

Il governo canadese, in ogni caso, non si mostra preoccupato per l’oggettiva mancanza di progressi nel negoziato.

D’altro canto, quella dell’1 luglio non rappresenta una scadenza vera e propria, una cosiddetta deadline: si tratta in realtà di un checkpoint, previsto peraltro nello stesso accordo entrato in vigore sei anni fa, nel quale i tre Paesi contraenti si sono dati appuntamento per fare il punto sul trattato, vagliarne i punti di debolezza e apportarne le eventuali modifiche.

Bisogna inoltre ricordare che il Cusma, anche se non dovesse essere formalmente rinnovato da Canada, Stati Uniti e Messico rimarrebbe in vigore in una sorta di “stato provvisorio”: il trattato non scadrebbe, ma entrerebbe in una fase di revisioni e trattative annuali obbligatorie. Il commercio esente da dazi proseguirebbe normalmente, mentre i team tecnici continuerebbero a negoziare i dettagli industriali. Certo, si tratterebbe di uno scenario non ideale, perché porterebbe con sé un clima di incertezza che Ottawa vorrebbe evitare.

Cresce quindi l’attesa per l’apertura del riesame congiunto tridimensionale (Joint Review), in cui tutti e tre i Paesi (incluso il Canada) si siederanno ufficialmente al tavolo per presentare le proprie posizioni scritte sul rinnovo. Anche perché in questo momento, al netto delle tensioni provocate dalla politica dei dazi doganali inaugurata dall’inquilino della Casa Bianca, appare davvero remota l’ipotesi di una potenziale uscita unilaterale degli States dal Cusma.

Se da un lato questa mossa non è facilmente realizzabile – per farlo, basterebbe una comunicazione scritta con sei medi d’anticipo – dall’altro gli analisti sono pressoché concordi nell’indicare come in realtà agli Stati Uniti non convenga mandare all’aria l’accordo nato sulle ceneri della Nafta che regola il libero scambio nel continente nordamericano.

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